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Mps, doppio giudizio sui Monti bond

L’emissione dei Monti bond per 3,9 miliardi di euro a favore del Monte dei Paschi di Siena si trova stretta tra due giudizi. Oggi, infatti, dovrebbe arrivare sia il verdetto dei magistrati della terza sezione del Tar Lazio sia quello dei colleghi della Corte dei conti.
Ad innescare entrambe le decisioni è stato il Codacons, che da una parte ha chiesto al tribunale amministrativo della capitale di sospendere la sottoscrizione dei Monti bond attraverso l’annullamento della delibera con cui il direttorio della Banca d’Italia ha dato il via libera all’emissione del prestito.
Dall’altra, l’associazione di consumatori ha inviato ai giudici contabili una corposa diffida di 142 pagine chiedendo di non registrare il decreto del presidente del Consiglio che individua le risorse per sottoscrivere gli strumenti finanziari emessi da Mps.
Se per la sezione di controllo della Corte dei conti si tratterà di affrontare per la prima volta la questione dei Monti bond, per il Tar Lazio il problema non è, invece, nuovo. La camera di consiglio che si è tenuta ieri – e durante la quale sono state ascoltate le parti (i rappresentanti della Banca d’Italia, del Tesoro e della banca senese, nonché i consulenti del Codacons) senza, però, arrivare ad alcuna decisione – faceva seguito all’udienza monocratica di inizio febbraio.
Già in quell’occasione i legali dell’associazione di consumatori avevano chiesto al presidente della terza sezione, Franco Bianchi, di annullare l’emissione dei Monti bond perché configurerebbero un aiuto di Stato a Mps. Allora, però, il Tar non aveva ritenuto sussistessero i motivi di gravità e urgenza per una simile decisione e si era riservato si riesaminare la questione nella camera di consiglio che era già stata fissata per il 20 febbraio.
Ieri il confronto con i giudici è andato avanti per tre ore, anche alla luce di nuovi documenti presentati dall’associazione di consumatori, come la perizia tecnica che evidenzia «come risulti un falso nel bilancio di Mps – si legge in un comunicato del Codacons – tale da chiedere ai giudici di girare gli atti alle procure di Roma e Siena, affinché dispongano ulteriori accertamenti».
Parole rese più esplicite dal presidente dell’associazione di consumatori, Carlo Rienzi: «Abbiamo sostenuto con fermezza come la crisi dell’istituto non sia sistemica, ma derivi da una malagestione della banca, circostanza che rende il decreto impugnato illegittimo in quanto aiuto di Stato vietato dalle norme».
Per valutare se sia fondato ciò che sostiene il Codacons o se l’operazione di emissione degli strumenti finanziari possa andare avanti senza intoppi, la terza sezione del Tar Lazio tornerà a riunirsi oggi. Si vedranno i soli componenti del collegio – il presidente Bianchi e i consiglieri Domenico Lundini e Ivo Correale (quest’ultimo è anche relatore della causa) –, che dovranno tirare le somme di quanto ascoltato ieri e scrivere l’ordinanza.
In contemporanea si riuniranno anche i magistrati della Corte dei conti, i quali dovranno valutare se procedere alla registrazione del Dpcm di finanziamento dei Monti bond o dar seguito ai rilievi presentati dal Condacons, il quale sostiene, tra l’altro, che il deficit di capitale di Mps sia dovuto a errori gestionali, a perdite su operazioni in derivati e a possibili frodi oggetto d’indagini e che la remunerazione dei bond sia del tutto inadeguata in relazione al rischio sopportato dai contribuenti.

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