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Mps, disco verde all’aumento da 3 miliardi

MILANO
— Monte dei Paschi con un cda di quattro ore di «bella discussione, lunga e dettagliata», dice un presente, approva la ricapitalizzazione da 3 miliardi a gennaio, tutti garantiti da un consorzio di 10 istituti guidato da Ubs. Due consiglieri si sarebbero astenuti, uno era contro, uno assente, mentre per gli altri presenti del cda a 12 l’operazione è la migliore possibile e l’assemblea straordinaria convocata il 27 dicembre dovrà votarla.
Non è quel che sperava il primo azionista del Monte. Ieri sono volate parole forti tra fondazione Mps e la banca. A Palazzo Sansedoni nessuno parla, forse lo faranno dopo la deputazione amministratrice, organo ristretto che stamani farà il punto sulle novità. Il tono lo dà il sindaco di Siena Bruno Valentini, primo elettore dell’ente: «Siena non può assistere inerme a questa sorta di colpo di stato interno per cui la banca si libera di un proprietario non più assillante come un tempo. Mi domando se tutti i membri del cda Mps che rappresentano la fondazione hanno saputo servire gli interessi dei due enti». Tramite il presidente Antonella Mansi la fondazione chiedeva più tempo, per cedere meglio le quote utili a rimborsare 350 milioni di debito. Ma il tempo della banca corre: a inizio gennaio il prospetto sarà in Consob, per chiudere «entro il primo trimestre» (il 20 febbraio è il termine per prospettare
solo i conti di settembre). «Sposo senza tentennamenti la linea della fondazione – ha aggiunto il sindaco Pd -. L’assemblea Mps non deve svolgersi prima che abbia ripianato i propri debiti».
I senesi criticano «una soluzione solo finanziaria che uccide il ruolo di guida responsabile ed equilibrata della fondazione», ha detto il primo cittadino. E guardando il grafico di Piazza Affari non paiono tirate retoriche: come da manuale l’azione plana sui livelli di emissione, stimata dagli operatori a sconto del 40% circa (quindi attorno a 0,015 euro), previo raggruppamento 100:1 dei vecchi titoli. Ieri, scambiando il 6,8% di capitale, Mps ha perso un altro 5,93% a 0,184 euro, e il 33,4% della fondazione è sceso a 650 milioni. Salvo spuntino investitori strategici (che nessuno vede) si tratterebbe di trovare soggetti disposti a pagare, scontate di un 20-30%, abbastanza azioni perché la fondazione rimborsi i debiti. Ma tale strategia, perorata dall’ex dg Claudio Pieri, fu rigettata da Mansi
due mesi fa, quando l’azione era a 0,24 euro. Abbracciarla ora farebbe sacrificare quasi tutto il pacchetto al rimborso debitorio; sempre che si trovi chi vuol pagare una quindicina di centesimi quel che tra due mesi verrà emesso
a una frazione (al netto dei diritti, che però si azzereranno a poche ore dall’avvio dell’aumento). Anche certi fondi hedge che a Londra discutevano con l’ente per chiudere le posizioni corte preferirebbero, a questo punto,
rilevare le azioni in aumento.
Chi non ha problemi è Joaquin Almunia, commissario Ue alla concorrenza che proprio oggi darà il via libera al piano di ristrutturazione
Mps di cui l’aumento è un perno. «È una buona notizia che il cda Mps abbia trovato un accordo sul piano. Spero che abbiamo a questo punto raggiunto gli ultimi minuti della nostra inchiesta», ha detto.

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