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Mps, Di Tanno sei ore davanti ai pm

SIENA — La radiografia giudiziaria sul Monte dei Paschi continua a ritmo serrato. Ogni giorno uno o due interrogatori si intrecciano con nuove perquisizioni. Ieri sono state acquisite carte nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta legato alla vendita di immobili di “Valorizzazioni immobiliari”, veicolo della banca creato tra 2005 e 2007 per dismettere palazzi.
Le nuove acquisizioni sarebbero un seguito delle perquisizioni del giorno prima nei confronti di Antonio Degortes, figlio del fantino Aceto (indagato per infedeltà patrimoniale e turbativa d’asta). Il sospetto è che Degortes, amico di Mussari, abbia ottenuto prezzi di favore sugli immobili della banca. Il legale di Degortes, Roberto Martini, ha detto che «l’indagine riguarda una vicenda che nulla ha a che vedere con la nota inchiesta Mps-Antonveneta- derivati. Riguarda semmai un rapporto contrattuale tra una società facente riferimento a Degortes e l’Enoteca Italiana di Siena ». Gli indagati di questo filone sono 5.
Tornando all’inchiesta principale, quella sui derivati, ieri sono stati interrogati l’ex presidente del Collegio sindacale, Tommaso Di Tanno, e Marco Parlangeli, dg della Fondazione Mps fino al luglio 2011. Di Tanno è accusato di avere ostacolato l’esercizio della Vigilanza di Banca D’Italia sull’operazione di “rafforzamento” patrimoniale legata all’emissione di bond Fresh. Di Tanno ha però negato ogni “inganno” alla Banca d’Italia e anche di avere esposto «fatti materiali non rispondenti al vero». «E’ andato tutto bene. L’interrogatorio è durato sei ore — ha spiegato il fiscalista all’uscita — perché le risposte sono state precise e puntuali e abbiamo voluto che anche la verbalizzazione fosse altrettanto puntuale».
Più lungo l’interrogatorio di Parlangeli, ex manager che era stato nominato con il sostegno di Giuseppe Mussari, e che ieri è stato sentito come persona informata dei fatti. Gli inquirenti potrebbero avergli chiesto le modalità delle comunicazioni sul bond Fresh, segnalato alle autorità di vigilanza tramite lettere e non seguendo l’apposita modulistica; condotta che presto darà luogo a una sanzione della Consob al primo azionista del Monte. Ma Parlangeli potrebbe dare informazioni anche sul disastroso aumento di capitale che a metà 2011 la Fondazione appoggiò in toto, per difendere la mitizzata “quota 51%” in Mps. E non avendo i fondi necessari — oltre un miliardo — l’ente si indebitò, con pesanti conseguenze. Risulta, peraltro, che il collegio sindacale della Fondazione, guidato da Giovanni Marabissi, avesse espresso un parere parzialmente negativo sull’operazione, perché rischiosa. Tuttavia la gestione guidata da Parlangeli non diede retta al parere, del resto non vincolante. La linea giustificativa di Parlangeli, ma anche del presidente Gabriello Mancini interrogato giorni fa, è che quell’operazione fu imposta dagli enti nominanti, Comune e Provincia di Siena, grandi elettori retti dal Pd. Parlangeli a metà 2011 fu in malattia a lungo, e la direzione amministrativa era di Attilio Di Cunto, ora vice dg. Oggi altri interrogatori, tra cui all’ex cfo Pirondini.

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