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Mps, decreto di fermo per Baldassarri

Svolta clamorosa nell’indagine sul Monte dei paschi di Siena. Ieri è stato fermato dalla Gdf del nucleo valutario il responsabile dell’area Finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, di cui nelle scorse settimane si era parlato a proposito della cosiddetta «banda del 5%»: un gruppo di 5 persone che si intascavano percentuali illecite sulle commissioni. Il dirigente ora è accusato di un nuovo reato, e cioè di aver collaborato per l’occultamento delle operazioni di ristrutturazione dei derivati della banca, e per questo ieri è stato portato nel carcere di San Vittore. Il decreto di fermo della procura di Siena non è stato ancora convalidato dal gip. Probabilmente si deciderà domani mattina.
Si tratta del primo fermo nella maxi inchiesta su Mps, che si articola in tre dossier: l’operazione finanziaria realizzata per acquistare Antonveneta per 9,3 miliardi nel 2008; l’occultamento in bilancio di perdite finanziarie attraverso l’uso improprio di prodotti derivati; i profitti illeciti sulle commissioni.
La decisione della misura cautelare nei confronti di Baldassarri è dovuta, secondo gli inquirenti, al rischio di fuga e al pericolo di inquinamento delle prove per quanto riguarda il filone di inchiesta sui derivati (in particolare sul prodotto finanziario “Alexandria” sottoscritto con Nomura). A Baldassarri infatti viene contestato il concorso in questo reato, commesso, secondo la procura, principalmente dall’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari e dall’ex dg Antonio Vigni. Per i pm Nastasi, Natalini e Grosso, il dirigente di Mps ha chiesto pochi giorni fa di smobilizzare titoli e fondi per un milione di euro, e probabilmente si stava già preparando a tornare all’estero (da dove era appena rientrato), recandosi nelle sue case di Londra e Miami (quest’ultima risulta intestata ad una società a lui riferibile). Inoltre Baldassarri avrebbe tentato di parlare con indagati e testimoni, col rischio di modificare l’esito delle loro testimonianze. Pertanto si sarebbe reso necessario un decreto di fermo.
Ieri intanto a Milano sono state perquisite anche quattro abitazioni relative a Baldassarri, tra cui la sua casa, altri due appartamenti riferibili a moglie e figlio, più uno studio.
I conti correnti di Baldassari erano già stati perquisiti la scorsa settimana, con il blocco di 17 milioni tra denaro e titoli, in parte rientrati in Italia sfruttando lo scudo fiscale per mezzo della società finanziaria Galvani di Bologna (anch’essa oggetto di perquisizioni). In questo caso l’operazione della Guardia di finanza di Roma era legata al filone di inchiesta sui profitti illeciti.
Dalla procura di Siena intanto sono partiti altri due avvisi di garanzia, indirizzati nuovamente a Vigni e a Mussari. L’accusa è di ostacolo alla vigilanza relativamente all’operazione dei derivati, al quale Baldassarri avrebbe, appunto, partecipato. Lo stesso reato era già stato loro contestato a proposito dell’operazione “Fresh 2008”, messa in piedi per acquistare Antonveneta.
Oggi alle 12 inizierà l’interrogatorio di Mussari, accompagnato dagli avvocati Pisillo e Padovani. Il nuovo avviso a comparire per l’ex presidente dovrebbe definire l’ordine del giorno del confronto odierno in procura, ma non è detto che il confronto si limiti a questo: ci sono sul tavolo anche Antonveneta e l’operazione “Fresh”. Le armi più minacciose dei pm stanno nelle dichiarazioni di Vigni, già sentito più volte in procura, che avrebbe già respinto le imputazioni di responsabilità nelle scelte di Mps. La linea di Mussari si fonda sul fatto di essere stato presidente del Monte senza deleghe operative: in questa visione le scelte più scabrose per il bilancio della banca non sarebbero state assunte da lui, ma dai livelli decisionali attuativi. Si intravede così una guerra a distanza tra Vigni e Mussari. Ieri inoltre la procura ha sentito come testimone un manager di Jp Morgan, banca che nel 2008 si occupò dell’emissione dei titoli Fresh.

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