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Mps decolla in Borsa: +19%. E Mansi chiede 750 milioni a ex Fondazione e 11 banche

MILANO — Giornata con quattro fatti di rilievo sul Monte dei Paschi. L’azione decolla con volumi da rastrellamento, giunti dagli States e pari al 12% del capitale, che la proiettano di slancio a 0,22 euro (+19,24%). La Fondazione, che potrebbe avere incrociato in vendita frazioni del 31,5%, torna a litigare chiedendo i danni all’ex presidente Gabriello Mancini e a 11 banche (con l’effetto di congelare nella culla il consorzio per l’aumento Mps da 3 miliardi di maggio-giugno). La procura di Siena ordina nuove perquisizioni sul filone “banda del 5%”, che coinvolgono Centrosim. La Commissione Ue, nel motivare l’ok ai Monti bond da 4,07 miliardi con cui il Tesoro ha salvato la banca, chiarisce che il prestito andrà onorato a tutti i costi, «anche con nuovi tagli di spese».
In Borsa nel pomeriggio gli operatori si sono agitati. Dopo tante sedute attorno a 0,18 euro la soglia è stata infranta con volumi quintupli sulla media e voci di compratori da ogni dove. La Consob, pur senza chiedere ai protagonisti di comunicare, ha avviato verifiche immediate sul grafico, e fatto partire richieste di informazioni ai broker più attivi, italiani ed esteri. Gran parte dei volumi viene dagli Usa, dove compravano istituzionali e speculatori, chi per ricoprirsi (lo spread Btp ai minimi è oro per Mps) chi scommettendo sui nuovi assetti. Ma fino a tarda sera il Tesoro — vigilante delle fondazioni — non aveva ricevuto comunicazioni preventive su cessioni del pacchetto; idem i creditori che hanno in pegno le Mps della Fondazione. Una pista battuta negli ultimi giorni dal presidente Antonella Mansi e dall’advisor Lazard pareva puntare su un nucleo di hedge anglosassoni interessati a quote rotonde.
Ieri la deputazione generale dell’ente non ha parlato delle trattative, concentrandosi su uno “spariglio” legale. Atteso, ma non meno denso di effetti. Esaminato il parere dell’avvocato Giorgio De Nova, la Fondazione «ha ritenuto sussistere presupposti per l’azione di responsabilità » su due operazioni, l’aumento Mps del 2008 e il margin loan da 600 milioni per l’aumento 2011. Ne risponderanno in tribunale l’ex organo ristretto guidato da Gabriello Mancini e soprattutto le banche più attive a Siena: Jp Morgan nelle due vesti di advisor dell’aumento 2008 e capofila del prestito 2011, poi le cofinanziatrici Barclays, Bnp, Credit Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa, Mediobanca, Natixis, Rbs, Unicredit. Le banche non si curarono che quel prestito impegnava azioni Mps già al servizio di pegni sui 490 milioni erogati da Credit Suisse e Mediobanca per il Fresh. Il conflitto di struttura emerse in pochi mesi, quando la caduta del titolo Mps portò l’ente alla moratoria sui debiti e ne aprì la crisi. Il parere di De Nova chiede 750 milioni di danni, 381 per l’aumento 2008 «in violazione del precetto legislativo di diversificare gli investimenti», 362 sul prestito 2011 che sconfinò l’indebitamento consentito agli enti (20%) sul patrimonio. La mossa crea agitazione tra le banche, in gran parte le stesse che a gennaio formarono il consorzio per l’aumento Mps da 3 miliardi, e s’apprestano a riformarlo dopo il posticipo di tre mesi voluto dall’ente. Temono, le banche, che la nuova arma legale serva a condurre rapidi negoziati di sconto sui 340 milioni di debiti rimasti. Simili pensieri dovrebbero ritardare la formazione del consorzio, che l’ad Fabrizio Viola sperava di annunciare martedì al cda sui conti.
Frattanto a Siena i pm hanno ordinato nuove perquisizioni a Centrosim, per chiarire operazioni dell’intermediario (dettosi estraneo) con Mps tramite Enigma, sulla truffa da 90 milioni della “banda del 5%”. E il Gip ha chiuso l’inchiesta su David Rossi — scomparso proprio un anno fa — archiviandola come suicidio. A Bruxelles, invece, la Commissione sta per diffondere il nulla osta ai Monti bond: 51 pagine in cui tra l’altro si smina l’impatto di Alexandria e Santorini in caso fossero contabilizzati come
derivati (impatto «molto minore» sul patrimonio, stimato 342 milioni al 2017). E si sottolinea che in caso di insufficienti entrate per ripagare il 9% l’anno ai bond pubblici Mps dovrà puntare su altri tagli di costi amministrativi e del lavoro. Limati del 39% e del 20-30% nelle stime 2011-2017.

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