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Mps, dai soci l’ok al maxi-aumento

Davanti a Banca Mps non c’è più un sentiero stretto e in salita. Con l’aumento di capitale da 5 miliardi approvato ieri dagli azionisti (96,68% i voti favorevoli), il gruppo di Rocca Salimbeni guarda al prossimo futuro con ritrovato ottimismo, potendo finalmente contare su un nucleo di azionisti stabili (vedere altro servizio) e apprestandosi a raggiungere un equilibrio patrimoniale e finanziario in linea con le richieste europee.
«Il Monte non rappresenta più un problema per questo Paese», è il commento del presidente Alessandro Profumo. «Torniamo a essere una banca normale e risanata: un risultato sul quale due anni fa, quando l’attuale board è arrivato a Siena, nessuno avrebbe scommesso», aggiunge il manager genovese, che in assemblea ha ricordato l’iter e gli avvenimenti (esterni e interni alla banca) che hanno fatto lievitare la manovra di rafforzamento patrimoniale, destinata per 3 miliardi a rimborsare i Monti bond sottoscritti dallo Stato.
L’amministratore delegato, Fabrizio Viola, conferma che l’aumento di capitale è previsto che vada in esecuzione a metà giugno, mentre il prospetto informativo «sarà inviato alla Consob nei prossimi giorni». Viola ribadisce che questo passaggio rappresenta «una svolta per il Monte» e spiega come solo al termine degli esami della Bce alle banche europee, a ottobre, Rocca Salimbeni «valuterà l’eventuale rimborso integrale anticipato di tutti i Monti bond» (poco più di un miliardo oltre ai 3 che saranno restituiti in estate). Altre manovre sul capitale nel breve-medio periodo non ce ne saranno. È lo stesso Viola a escluderlo. «Il nostro piano al 2017 non lo prevede», sottolinea.
All’assemblea di ieri, alla quale ha partecipazto il 34,7% del capitale (dopo che la prima convocazione di martedì non aveva raggiunto il quorum), è intervenuta per l’ultima volta Antonella Mansi, presidente in scadenza della Fondazione Mps, azionista con il 2,5 per cento, quota legata da un patto parasociale al 4,5% di Fintech e al 2,1% di Btg Pactual. Mansi, che ha già detto di non essere disponibile a un nuovo mandato (vedere Il Sole 24 Ore di domenica scorsa), ha voluto levarsi qualche sassolino dalle scarpe, come la sottolineatura dei risultati raggiunti (messa in sicurezza e tutela del patrimonio della Fondazione) grazie allo slittamento dell’aumento di capitale di gennaio.
Tre i punti toccati da Mansi: la Fondazione «si è mossa e continuerà a operare come soggetto aggregante», puntando a «promuovere la presenza di una base azionaria solida per il Monte, con un adeguato orizzonte d’investimento, che supporti la crescita e la valorizzazione sostenibile e congrua della partecipazione»; la Fondazione chiede alla banca di «tornare velocemente a produrre utili e distribuire dividendi»; in ultimo, con il voto favorevole all’aumento di capitale, Mansi auspica che la manovra sia sufficiente ad assicurare le condizioni per il completo rilancio. E conclude dicendo che l’Ente di Palazzo Sansedoni «vigilerà affinché sia completato il percorso già avviato per una banca più efficiente».
Viola, da parte sua, cita i vantaggi collegati ai 5 miliardi di aumento di capitale, indica al 13,3% il Common Equity Tier 1 ratio post rimborso dei 3 miliardi di Monti bond, e insieme a Profumo ricorda come i risultati di fine 2013 e del primo trimestre di quest’anno «siano superiori alle previsioni». Profumo, in particolare, rispondendo ad alcuni azionisti che contestavano il costo dei Monti bond e le clausole a tutela del Tesoro, non esita a parlare di «ingratitudine. Se non avessimo fatto ciò che abbiamo fatto negli ultimi due anni – puntualizza – la banca non ci sarebbe più e adesso non esisterebbe neppure la Fondazione».
Qualcuno chiede a Profumo se sia eventualmente disponibile per un nuovo mandato: «So solo che scado ad aprile 2015», è la risposta del presidente di Banca Mps.

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