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Mps crolla sull’idea maxi-aumento

Dopo le indiscrezioni di stampa, ieri è arrivata la conferma direttamente dalla banca: l’entità dell’aumento di capitale di Mps potrebbe aumentare. La notizia, diffusa in mattinata, ha pesato come un macigno sul titolo: il prezzo dell’azione è infatti caduto del 10,4%, a 0,22 euro. In una sola seduta sono andati in fumo circa 300 milioni di capitalizzazione, che è scesa così a 2,6 miliardi circa. Intensi gli scambi, con oltre 1 miliardo di azioni passate di mano, quasi il doppio della media dell’ultimo mese, e pari all’8,9% del capitale dell’istituto. E a poco è servita la decisione della Consob di vietare le vendite allo scoperto (quelle assistite dalla disponibilità dei titoli) per la seduta di ieri e di oggi. Anche dopo l’annuncio dell’autorità di vigilanza, arrivato nel pomeriggio, il titolo infatti ha continuato a perdere.
Una reazione di fatto scontata, quella del mercato. La richiesta di mezzi freschi finora deliberata dalla banca ammontava a 3 miliardi, da lanciare dopo il 12 maggio. Ieri invece l’istituto ha fatto sapere in un comunicato che «sta valutando le implicazioni in relazione all’ammontare necessario» per poter rimborsare i 4,07 miliardi di Monti Bond come previsto dagli accordi siglati con l’Ue. L’ipotesi più accreditata, che circola sul mercato (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), è di un incremento fino a 5 miliardi, anche se qualcuno – come Davide Serra, fondatore di Algebris – nei giorni scorsi si è spinto ad indicare in 6 miliardi il fabbisogno di capitale. Sulla dimensione dell’aumento, comunque, nessuna conferma ufficiale è arrivata dalla banca. Rocca Salimbeni deve fare i conti, come si legge nel comunicato, anche con le conseguenze dell’Asset quality review che gli ispettori della Bce stanno conducendo. Difficile prevedere insomma già ora quale sarà l’impatto delle verifiche della Vigilanza. Le valutazioni rispetto all’ammontare necessario, si legge nella nota, saranno effettuate in relazione «alla pubblicazione del manuale dell’asset quality review e quindi della indicazione delle attività, dei criteri e delle metodologie che saranno seguite (e che sono in corso di attuazione, analisi ed elaborazione da parte della Banca) nonché dei colloqui intercorsi con l’Autorità di Vigilanza».
Che si stia andando nella direzione di un innalzamento dell’asticella dell’aumento lo confermano le stesse banche del consorzio di garanzia, che hanno già comunicato la loro disponibilità alla banca senese, come riportato ieri da Radiocor.
Ma quali potrebbero essere i tempi dell’eventuale incremento della ripatrimonializzazione? Ufficialmente la banca non si sbilancia. «Una volta assunte le relative determinazioni la Banca provvederà a informare prontamente il mercato», si legge nella nota. Certo è che, se da una parte l’Aqr è ancora nelle fasi iniziali (e quindi l’eventuale deficit di capitale emergerà solo con il passare dei mesi), dall’altra parte la banca avrebbe la convenienza ad anticipare il rimborso dei 4,07 miliardi di Monti Bond. L’aumento, in buona sostanza, dovrebbe essere varato entro il primo semestre. «Per evitare il pagamento della cedola dei Mef bond in azioni l’aumento deve essere chiuso entro giugno», ha sottolineato ieri in una nota Equita.
Il dato di partenza è che l’incremento non può essere integrato nell’assemblea di bilancio del prossimo 29 aprile, visto che non ci sono i tempi tecnici. L’unica possibilità, dunque, è che un nuovo Cda convochi un’assemblea straordinaria dei soci, magari per maggio, così da chiudere l’operazione entro giugno. A ieri non risultava fissato alcun Cda straordinario (il primo in agenda è convocato per il 14 maggio) ma non è escluso che il management possa accelerare i tempi, muovendosi già entro la fine del mese.

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