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Mps crolla in Borsa in attesa dell’aumento

Si dovrebbe alzare oggi il velo sul prezzo dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro di Banca Mps. Una volta approvato il prospetto da parte di Consob, il cda dell’istituto senese, previsto nel pomeriggio, fisserà lo sconto sul Terp, il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione.
Le attese del mercato sono per uno sconto compreso tra il 35 e il 40 per cento, un livello quindi superiore al 35,5% deciso in occasione dell’ultimo aumento da 5 miliardi, datato giugno 2014. Dopo che lunedì scorso è scattato il ragguppamento delle azioni (nel rapporto di 20 a 1), il prossimo lunedì dovrebbe partire l’aumento per terminare a giugno. 

Ieri intanto il titolo è finito sotto pressione a Piazza Affari, tanto da essere stato sospeso in finale di seduta: ha chiuso in calo del 6,52%, a 9,67 euro, tra scambi pari al 3,56% del capitale.
Ora però la palla passa ai grandi azionisti della banca, che dovranno decidere se e come partecipare all’operazione. Un’indicazione chiara è arrivata ieri da Frederic de Courtois, capo di Axa in Italia: «Confermo che sottoscriveremo pro-quota», ha detto il numero uno del gruppo assicurativo francese, che è uno dei principali azionisti di Mps con una quota del 3,17%, a margine di un convegno all’Università Bocconi. Nessuna preferenza, invece sulla nazionalità dell’ipotetico partner destinato ad assorbire Mps. «Siamo agnostici su questo. Non abbiamo questa visione di italiano o estero», ha detto il manager, aggiungendo che «a noi importa il progetto». De Courtois è intervenuto infine anche sul tema della successione di Alessandro Profumo alla presidenza di Mps. «Il fatto di avere il presidente che esce è un tema. Rimane Fabrizio Viola di cui ci fidiamo molto, ma dovremo trovare un buon nuovo presidente», ha detto de Courtois.
Tornando all’aumento, gli occhi sono puntati soprattutto sulle mosse della Fondazione, che in virtù del 2,5% del capitale (sindacato con il 4,5% di Fintech e il 2% di Btg Pactual) deve sborsare circa 75 milioni per partecipare all’aumento. L’Ente guidato da Marcello Clarich tiene per ora le carte coperte e si riunirà in questi giorni per decidere il da farsi. Certo è che ogni decisione (dalla sottoscrizione integrale alle cessione di parte o di tutti i diritti) dovrà essere avallata dal Mef. E che in casa della Fondazione ci sia massima cautela sul tema della partecipazione all’aumento, lo segnala anche la notizia dell’avvio di una bonifica da microspie effettuata nei giorni scorsi a Palazzo Sansedoni, sede dell’Ente, così da evitare fughe di notizie che possano turbare l’equilibrio del mercato.
Ad escludere invece una possibile ingresso in Mps è Davide Serra, numero uno del fondo Algebris, che ieri ha fatto sapere di non voler sottoscrivere l’eventuale inoptato nell’aumento di Mps così come di Carige. «La risposta é no,», ha detto Serra.

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