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Mps crolla in Borsa confermata l’ipotesi del maxi-aumento

La sostanziale conferma è arrivata nella prima mattinata e ovviamente non ha interrotto il flusso di vendite furibonde che si è abbattuto sul Montepaschi. A fine giornata, Piazza Affari aveva bruciato 410 milioni in termini di minor capitalizzazione della banca senese. Dopo il meno 5,32% della vigilia (quando la bomba dell’aumento monstre non era ancora arrivata sui terminali delle agenzie) ieri si è scatenato l’inferno: meno 10% fin dalle prime battute, appena mitigato dall’annuncio della Consob – che ha imposto per la seduta in corso e per quella di oggi il divieto di vendite allo scoperto – e poi ancora in finale giù fino a 0,2248 euro, in calo del 10,4%. Stellari gli scambi, raddoppiati rispetto alla media mensile e pari quasi al 9% del capitale.

La banca senese ha confermato nella sostanza che l’aumento di capitale potrà essere più alto, anche se non ha precisato né i tempi né l’ammontare del nuovo ricorso al mercato. Mps si è limitato a confermare che «a seguito della pubblicazione del manuale dell’asset quality review e quindi dell’indicazione delle attività, dei criteri e delle metodologie che saranno seguite» la banca effettivamente «sta valutando le implicazioni» di quanto reallavoratori, mente sia «necessario per poter realizzare entro l’esercizio» il rimborso dei Monti bond, così come previsto dagli impegni presi con Bruxelles. La banca deve rimborsare entro fine anno 3 dei 4 miliardi di Monti bond ma potrebbe coprire l’intera somma anticipatamente, evitando di dover pagare per un altro esercizio i costosissimi interessi previsti da questi strumenti. Con Banca d’Italia, ha aggiunto la nota di Mps, sono «intercorsi colloqui» sulla vicenda. Ma per ora non ci sono certezze.
L’unica cosa che ieri è filtrata è la disponibilità informale del consorzio di garanzia, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, a farsi carico di un aumento anche da cinque miliardi (rispetto ai 3 deliberati). Dal canto suo il presidente della Fondazione, Antonella Mansi, ha detto di «aspettare l’ufficialità» per avviare le valutazioni. Dopo essere scesa al 2,5% la Fondazione ha ripagato i debiti (340 milioni) e dovrebbe avere in cassa liquidità per circa 350-400 milioni. Con un aumento da 3 miliardi avrebbe dovuto spendere 75 milioni per mantenere inalterata la sua quota, mentre nell’ipotesi da 5 miliardi lo stesso esborso salirebbe a 125. Da Mps finora non risulta partita la convocazione di un cda per deliberare su un nuovo aumento. Di sicuro, un importo diverso da quello già approvato dovrebbe passare per il voto di un’assemblea straordinaria, da convocare.
Ma non è detto che la bocciatura di ieri in Borsa equivalga alla contrarietà del mercato: gli analisti continuano a sottolineare l’interesse degli investitori per l’Italia e il sistema bancario, anche se il clima degli ultimissimi giorni è meno sereno.
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