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Mps crolla ancora in Borsa. Oggi Fondazioni a consulto

A poco più di una settimana (e a quattro sedute di Borsa) dall’assemblea che dovrà esprimersi sull’aumento di capitale continua a precipitare il titolo del Monte dei Paschi, a un passo dal minimo storico del luglio 2012 ma anche dalla soglia critica di 0,128 euro, quella che fa scattare l’escussione da parte delle banche creditrici della quota del Monte attualmente in pegno.
Ieri i titolo di Rocca Salimbeni ha chiuso in ribasso dell’1,97%, a 0,154 euro. Ma quello di Piazza affari è solo uno dei diversi fronti che restano aperti, anzi apertissimi ormai alla vigilia dell’assemblea del 27: sì, perché se in Borsa prevalgono le vendite come a parare i colpi in previsione di un aumento già a gennaio, intanto le posizioni tra la banca e la Fondazione restano lontanissime, generando uno scenario di incertezza tale da rendere sempre più difficile ogni possibile way-out, a partire da quella che potrebbe vedere protagoniste altre Fondazioni: oggi, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, i presidenti di alcuni enti si incontrano a Roma, per una riunione convocata d’urgenza dall’Acri.
In un’intervista rilasciata a Reuters, ieri la presidente di Fondazione Mps, Antonella Mansi ha risposto al presidente della banca, Alessandro Profumo, che martedì aveva paventato il rischio della nazionalizzazione nel caso in cui l’aumento di capitale non avvenga subito a gennaio: «La nazionalizzazione si può verificare solo nel momento in cui al 31 dcembre 2014 non ci sia ancora stato l’aumento di capitale, con la conseguente conversione dei Monti bond», ha spiegato la Mansi, sempre convinta che «una dilazione veramente minima sii tempi possa dare opportunità a entrambi».
In pratica, l’ente chiede giusto il tempo necessario per vendere una parte della propria quota nella banca a investitori fidati o magari ad altre Fondazioni, ipotesi tutt’ora in piedi ma che comunque avrebbe bisogno di tempo, come emerso nelle ultime riunioni dei consigli degli enti (ieri è stato il turno di Cariverona). Certo la turbolenza sul mercato non aiuta, anche se proprio da qui potrebbe arrivare la svolta, nel caso – improbabile ma non impossibile – in cui il titolo scendesse sotto 0,128 euro. Le stime che circolano in banca dicono che a quel punto la Fondazione si vedrebbe privata di una quota pari al 23% della banca (quanto necessario a ripagare i 340 milioni di debiti), e di conseguenza del potere di stoppare l’aumento in assemblea; in mano all’ente resterebbe poco meno del 10%, destinato a scendere al 2,3% dopo l’aumento di capitale da 3 miliardi.
Uno scenario ipotetico, comunque. Perché per ora la Fondazione resta pienamente padrona del proprio destino, e non a caso oggi al Consiglio comunale di Siena si parla ancora una volta di banca, e in particolare delle indicazioni da dare a Palazzo Sansedoni sulla condotta da tenere in assemblea.

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