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Mps crolla a 19 centesimi in Borsa Morelli: l’aumento è la priorità

Meno di 20 centesimi per azione, come prezzo di riferimento, meno di 550 milioni come capitalizzazione complessiva. Neanche a dirlo, nuovo minimo assoluto in Borsa, dopo un calo del 6,4% ieri e dell’89% rispetto ad un anno fa. Insomma, un bilancio davvero pesante, per il neo amministratore delegato di Mps Marco Morelli. «Ho cominciato oggi, c’è tanto lavoro da fare », ha commentato al termine del suo primo giorno a Siena. In precedenza, in un messaggio ai dipendenti via Intranet, aveva sottolineato che «la prima priorità è il rafforzamento patrimoniale e la messa in sicurezza, poiché queste sono le basi su cui lavorare al nostro piano industriale e continuare a consolidare un modello di banca sostenibile e competitiva». Più tardi, incontrando i sindacati, «ha preso un impegno specifico sul capitolo del contenimento delle retribuzioni del management, a partire dalla propria, impegno che verrà reso noto nelle prossime settimane», ha scritto in una nota il segretario responsabile coordinamento Uilca Mps, Carlo Magni.
Quello cui guarda il mercato in queste ore è soprattutto il nuovo piano industriale e, a seguire, i dettagli del nuovo schema di aumento di capitale. Scontata la riduzione dell’importo complessivo dei 5 miliardi (non assorbibile dal mercato). Le scommesse sono per un taglio almeno di 2 miliardi, attraverso la conversione volontaria dei bond (magari solo quelli agli istituzionali, per far prima ed evitare il prospetto) con una formulazione che dovrebbe ricordare il dilemma del prigioniero, spingendo quindi alla conversione perché si teme che l’alternativa sia peggiore. Intanto da inizio settembre ad ora le quotazioni dei bond con scadenza 2020 sono passate da 77-78 centesimi a 66.
Altrettanto certo è ormai che il consiglio del 26 settembre non analizzerà il nuovo piano. Nessuna certezza invece su quando sarà pronto: dal punto di vista dello stillicidio sul mercato, il fattore tempo è fondamentale e prima si fa e meglio è. Ovvio che si debba aspettare il voto referendario, ma in teoria si potrebbe concludere l’aumento nella primissima parte di dicembre. Questo scenario comporta con ogni probabilità un ulteriore passaggio, ancora indeterminato: che l’aumento si faccia con esclusione del diritto di opzione per i vecchi azionisti. Solo così infatti si potrebbe limitare il tempo dell’aumento ad un paio di settimane (invece delle quattro canoniche) e concludere prima della pausa natalizia; inoltre, così si eliminerebbe il vincolo, imposto da Borsa, di un aumento di capitale garantito “a fermo” dal consorzio di garanzia (alcune banche, sembra in primis Jp Morgan, sarebbero particolarmente tiepide sull’ipotesi di garantirlo in modo così blindato). Non basta, senza diritto di opzione è più semplice la ricerca di uno o più “anchor investor”, altro passaggio importante per l’aumento. D’altro canto però la strada azzera i diritti dei soci attuali, quelli che dovranno approvare l’aumento nell’assemblea straordinaria. Un passaggio non facile da far digerire.

Vittoria Puledda

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