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Mps-CrAsti, c’è l’intesa per Biver

Montepaschi trova l’accordo con Cassa di Risparmio di Asti per mandare in porto la cessione del 60,4% di Biverbanca. Il gruppo senese annuncia anche la chiusura senza un’intesa della procedura di confronto con il sindacato su esternalizzazioni, esuberi e integrativo aziendale. Intanto, la Fondazione Mps cede l’1,41% di Banca Mps e incamera 41,5 milioni, per «salvaguardare il proprio equilibrio finanziario».
Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, presidente e amministratore delegato della banca di Rocca Salimbeni, ieri in conferenza stampa a Siena dopo aver incontrato le categorie economiche locali, parlano dell’affare Biver come di un «tassello importante nel programma di cessione di asset previsto dal piano industriale» e si dicono «certi che sarà raggiunto l’obiettivo di riduzione strutturale dei costi». Così come si dichiarano fiduciosi che, una volta arrivato il parere con le indicazioni di Bruxelles, «l’emissione di 3,4 miliardi di Monti-bond potrà realizzarsi entro l’anno».
L’accordo con Asti (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì) accantona l’ipotesi di scissione della quota detenuta da Biver in Bankitalia (2,1%). Al suo posto, sarà integrato il prezzo della transazione (fino a un massimo di 100 milioni), purché nei dieci anni successivi al closing sia possibile valorizzare la partecipazione e metterla a patrimonio di vigilanza. Se queste condizioni si realizzeranno nei tre anni, l’integrazione di prezzo potrà essere sostituita dal trasferimento di quote del pacchetto Bankitalia. Con questa mossa, Siena esce dallo scacco delle Fondazioni di Biella e Vercelli e chiude una partita importante: incassa tra 2 e 300 milioni e “dimagrisce” di 700 dipendenti.
Ma col sindacato è muro contro muro. Non c’è accordo e la banca fa sapere di voler procedere alla cessione dell’attività di back office. «Il tempo per raggiungere un’intesa si sta esaurendo», dice Viola, mentre il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, attribuisce tutta la «responsabilità della rottura all’azienda», impegnata nel ruolo di «apripista dell’intero sistema sul fronte delle esternalizzazioni».
Sulla delega ad aumentare il capitale per un miliardo, che l’assemblea di Mps darà al cda il 9 ottobre, Profumo spiega che il passaggio era ineludibile (per avere il via libera dell’Eba sui parametri patrimoniali) e la «modalità tecnica sarà vantaggiosa per tutta la base azionaria». Al momento di procedere all’aumento, dopo il 2014, dice il presidente, «valuteremo anche la compatibilità del limite al 4% del diritto di voto», che oggi riguarda tutti tranne la Fondazione. Il cui leader, Gabriello Mancini, sottolinea come il documento programmatico triennale «sia stato approvato venerdì scorso all’unanimità, dopo un intenso lavoro che ha impegnato l’organo d’indirizzo». Senza spaccature.

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