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Mps, corsa a vendere prima dell’aumento

Nella giornata di ieri, a Piazza Affari, è passato di mano il 3,2% di Banca Monte dei Paschi. Il titolo del gruppo senese ha chiuso la seduta di Borsa con una flessione del 5,2% a 0,1735 euro, accentuando il trend ribassista partito con forza a fine novembre, dopo l’annuncio dell’aumento di capitale da 3 miliardi che sarà sottoposto all’assemblea straordinaria degli azionisti il prossimo 27 dicembre.
La Fondazione Mps, con una nota uscita ieri pomeriggio da Palazzo Sansedoni dove si è tenuta una deputazione amministratrice, ha ufficializzato la vendita dell’intera quota di titoli floating rate equity-linked subordinated hybrid, cioè il prestito fresh Mps del 2008, sottoscritto all’epoca per 490 milioni e ceduto nelle ultime due settimane di novembre per un controvalore di 95,2 milioni, poco più di 10 dei quali andranno a ridurre l’indebitamento della Fondazione (vedere il Sole 24 Ore di ieri).
L’Ente presieduto da Antonella Mansi puntualizza anche di «non aver avviato alcuna cessione di azioni ordinarie Montepaschi» e dunque di possedere ancora il 33,5% del capitale della banca di Rocca Salimbeni. In attesa che la Fondazione, assistita dall’advisor Lazard, faccia la sua mossa per scongiurare la prospettiva di un’eccessiva diluizione del proprio investimento nel Monte post-aumento di capitale, il mercato è condizionato dalla lettura speculativa di chi come i fondi hedge preferisce vendere allo scoperto puntando su un’operazione a sconto di rafforzamento del capitale.
Esigenze della banca da una parte e calcoli della speculazione finanziaria dall’altra stringono in una morsa sempre più pericolosa la Fondazione, che ha l’intero pacchetto Mps a garanzia del pool di undici banche creditrici, le quali possono escutere l’intero pegno (cioè il 33,5% del Monte) se il valore di mercato del titolo scende sotto la soglia di 0,12 euro. Il percorso che la presidente Mansi può percorrere, insomma, è molto stretto e rischioso. Ma l’imprenditrice 39enne arrivata lo scorso settembre al vertice di Palazzo Sansedoni è determinata a non farsi intimorire dalla situazione. E proverà a giocare al meglio le carte di cui dispone.
Anche per questo, nel comunicato di ieri, la Fondazione ribadisce l’intenzione di voler informare il mercato «in merito al comportamento che terrà nel corso dell’assemblea di Banca Mps, convocata per il 27 dicembre, non appena il processo di valutazione si sarà concluso all’interno dei propri organi». In altre parole, una decisione sarà presa soltanto alla vigilia dell’assemblea. Nel frattempo, la Fondazione è pronta a vendere una quota o anche tutta la partecipazione nel Monte.
L’Associazione dei piccoli azionisti di Banca Mps, da parte sua, chiede un «intelligente scaglionamento dell’aumento di capitale» da 3 miliardi, per «renderlo appetibile» mentre «in un’unica soluzione non avrebbe alcuna possibilità di successo». Non la pensano così a Rocca Salimbeni, forti del lavoro fatto dall’advisor Ubs che ha raccolto un consorzio di garanzia internazionale in grado di blindare l’operazione per l’intero importo.

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