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Mps corre ancora il cambio di governo vale un +30% in Borsa

Una corsa al rialzo che dura ininterrotta da tre settimane. Salvo rarissime giornate negative, come venerdì scorso quando hanno prevalso le prese di beneficio e il titolo è retrocesso di quasi 5 punti percentuali. Ma è stata una eccezione: dal 12 agosto scorso, le quotazioni di Banca Mps sono soltanto salite e hanno guadagnato il 30%, anche grazie al nuovo balzo del 6,55% messo a segno ieri.
Non essendoci motivazioni industriali che hanno portato alla riscoperta del titolo da parte degli investitori — e tanto meno novità sul fronte di possibili aggregazioni — le ragioni della crescita a Piazza Affari vanno ricercate altrove. Ma dove? Per gli analisti finanziari, è un insieme di almeno tre fattori: la possibilità sempre più concreta di un governo sostenuto da Pd e Cinquestelle, l’avvicinarsi della scadenza di fine anno, quando il Tesoro — azionista di maggioranza — dovrà dire come intende uscire dal capitale della banca e, infine, la volatilità del titolo spinta da un flottante quanto mai ridotto, visto che le azioni sul mercato a disposizione della compravendita quotidiana non superano il 25% del totale. Con i primi due elementi connessi tra di loro.
Si tratta, quindi, di un effetto legato alla finanza comportamentale: siccome è convinzione diffusa che la caduta del governo Lega-Cinquestelle possa favorire una soluzione positiva della vicenda Mps gli investitori si adeguano di conseguenza. In altre parole: tutti compreranno perché sta per emergere un governo più favorevole ai problemi della banca, quindi compro pure io.
Ma è una convinzione corretta? Lo è non tanto perché Mps, considerato per decenni un istituto vicino se non contiguo al maggiore partito della sinistra, potrebbe beneficiare di un ritorno del Pd al governo. Ma perché il nuovo governo nasce europeista quanto era anti-Ue il precedente: di conseguenza, si presume che sarà più facile una trattativa con Bruxelles e le autorità di Francoforte nel trovare una soluzione nei prossimi mesi. Lo dimostra il clima di fiducia in Borsa su tutto il settore bancario che ha beneficiato del calo dello spread, proprio per un rinnovato clima di collaborazione tra Roma e l’Europa. Inoltre, la Lega veniva percepita come il partito favorevole a una soluzione “sovranista”, la nazionalizzazione della banca, mentre con il Pd è più favorevole a una soluzione di mercato. O almeno è probabile che sarà la strada che verrà percorsa in prima battuta. Non per nulla la corsa del titolo parte — in maniera convinta — dal 13 agosto, qualche giorno dopo la presentazione della mozione di sfiducia al governo Conte e quando cominciano a circolare le indiscrezioni di un tentativo per una nuova coalizione per evitare il voto anticipato.
Ma nella corsa del titolo va tenuto presente anche un effetto tecnico: la scarsa disponibilità di titoli sul mercato, che amplifica i movimenti di Borsa. In altre parole, bastano cifre modeste per ottenere grandi scostamenti al rialzo o al ribasso e favorire la speculazione. Ricordando che il titolo aveva raggiunto i massimi dell’anno a metà luglio, quando era tornato sul mercato dei bond con una emissione da 500 milioni. Ma in quel caso c’era almeno una ragione “industriale”.

Luca Pagni

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