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Mps, conversione dei bond ferma a 500 milioni

Risultato limitato, operazione di mercato sempre più incerta: si profila l’intervento pubblico
Per Montepaschi sembra profilarsi sempre più inevitabilmente il salvataggio pubblico. Questo è il destino verso cui sta andando la più antica banca al mondo alla luce dell’esito della conversione volontaria dei bond subordinati in mano al retail.
L’offerta, aperta lunedì, chiuderà oggi alle 14. Nella giornata di ieri, a quanto risultava da fonti finanziarie, le adesioni avevano toccato i 300-350 milioni, portando così a 500 milioni di euro il totale raccolto dall’avvio dell’operazione. Oggi si vedranno i risultati finali. Le attese sono per un quota aggiuntiva di circa 300 milioni. Nel complesso, dunque, dalla conversione dei bond subordinati in mano pubblico retail la banca potrebbe ottenere circa 800 milioni: la cifra, insieme al miliardo già raccolto presso gli istituzionali, porterebbe a 1,8 miliardi la fetta di aumento al sicuro.
Il dato del liability management excercise è in linea con le attese della banca, che avevano messo in conto una conversione di circa il 40% sui 4,5 miliardi a disposizione nell’ambito della conversione. Ma non è sufficiente a far sì che l’aumento con capitali privati proceda sulle proprie gambe. L’uscita di scena del fondo del Qatar, a valle del risultato referendario e delle conseguenti dimissioni del premier, ha fatto venire meno l’investitore pivot che avrebbe dovuto mettere sul piatto fino a un miliardo. E senza Doha, anche altri investitori di peso – come Paulson o Soros – hanno gettato la spugna. Ieri fonti finanziarie vicine alle banche d’affari mettevano in luce come non ci «fosse interesse del mercato» attorno all’operazione.
Per questo motivo nel pomeriggio di oggi a Siena si terrà un Cda che farà il punto sullo stato dell’arte: nell’occasione il board potrebbe definitivamente alzare bandiera bianca. Non è escluso tuttavia che si voglia tenere aperta l’operazione fino a giovedì, quando si chiuderà l’offerta del collocamento delle nuove azioni che nel frattempo si è aperta presso gli investitori istituzionali. A quel punto tutto potrebbe essere comunicato al mercato venerdì, giorno in cui è già fissato un altro Cda. Certo è che lo scenario che si prospetta è quello dell’intervento dello Stato, che dovrà garantire il raggiungimento dei 5 miliardi di capitale richiesti da Bce. Il salvataggio, come noto, prenderebbe la forma della ricapitalizzazione preventiva (precautionary recapitalisation), prevista dall’articolo 32 della Brrd, da attuare nel rispetto delle regole in materia di aiuti di Stato. In questo quadro, prima di concedere alla banca qualsiasi tipo di aiuto statale alla ristrutturazione (sia nella forma di misure di ricapitalizzazione sia di sostegno a fronte di attività deteriorate) la normativa prevede che, di norma, siano esaurite tutte le misure che generano capitale, tra cui la conversione delle passività della banca: è il cosiddetto burden sharing, o “condivisione degli oneri”, lo stop precedente al bail-in. Ecco perchè l’attenzione è tutta concentrata sui titoli subordinati oggetto di Lme che rischiano di essere soggetti a conversione forzosa in azioni della nuova banca. Ancora mancano le condizioni a cui avverrebbe tale conversione, ma soprattutto l’eventuale ristoro, che, secondo diverse indicazioni condivise anche da Bruxelles, verrebbe eventualmente riservato ai titoli oggetto di misselling, ovvero di vendita scorretta.

Luca Davi

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