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Mps, conversione dei bond per 40 mila sottoscrittori

Per Mps comincia la seconda importante prova del mercato: quella della conversione su base volontaria dei bond subordinati, una decina di emissioni pari a circa 4,7 miliardi di controvalore, di cui circa 2,1 miliardi sottoscritti nel 2008 da circa 40 mila clienti. A questi si aggiunge il bond Fresh (tecnicamente non della banca ma convertibile in azioni Mps) per un ulteriore miliardo. Restano fuori invece i bond senior. È la seconda delle tre gambe su cui si regge il salvataggio di Mps, accanto all’anchor investor e all’aumento di capitale che partirà forse il 6 dicembre, subito dopo il referendum. I termini dello scambio sono stati decisi ieri in tarda serata dal consiglio guidato dal ceo Marco Morelli. Tutte e tre gli elementi del piano devono avere successo così che Mps centri l’obiettivo di recuperare 5 miliardi di capitale.

Dalla conversione dei bond sono attesi circa 1,5 miliardi di euro. Per convincere i bondholder si farà leva su un premio concesso rispetto agli attuali valori di mercato: per i titoli Tier 1, più rischiosi, la proposta di conversione dovrebbe essere attorno all’85% del nominale, mentre per i bond Tier II, meno rischiosi, la conversione dovrebbe avvenire al 100% del nominale, cioè alla pari. Dovrebbe essere questa la proposta per i bond in mano al retail: in ogni caso sarà «notevole», spiega una fonte a conoscenza del dossier. Oggi si conosceranno tutti i termini.

La scommessa di Mps e delle banche d’affari Jp Morgan e Mediobanca è che i bondholder convertiranno almeno una parte dei titoli, perché già esposti al rischio Mps. Di fatto è una sorta di «dilemma del prigioniero»: se non converto i bond, l’aumento non avrà successo e quindi perderò il mio credito se Mps finirà in bail-in; se converto tutti i bond, il mio rischio aumenterà rispetto a quello che ho adesso come creditore (e avvantaggerò chi non convertirà i bond); dunque potrebbe essere conveniente mediare il rischio scambiando solo parte dei bond.

Sempre ieri il consiglio ha approvato la cessione a Cerved — l’unica società rimasta in gara dopo il ritiro di DoBank-Italfondiario — di Juliet, la piattaforma dei crediti deteriorati, che gestirà le sofferenze non cartolarizzate di Mps e l’80% di tutti i nuovi npl dei prossimi dieci anni, nonché un terzo dei 28 miliardi di npl che Mps sta per cedere nella maxi-cartolarizzazione in cantiere. In Juliet confluirà su base volontaria il personale necessario. Il corrispettivo pagato da Cerved è 105 milioni di euro, cui potrebbe aggiungersi un «earn out» di 64 milioni, sulla base dei risultati al 2024. Il closing è previsto nel primo trimestre 2017 ma anch’esso è vincolato al successo dell’aumento di capitale.

Ieri il mood positivo del mercato in particolare sull’arrivo di un anchor investor — una decina di investitori è stata ammessa all’analisi dei dati riservati, con il fondo sovrano del Qatar, Qia, considerato tra i più interessati — ha spinto il titolo: +11,43% a 0,279 euro, con l’8,8% del capitale scambiato.

Fabrizio Massaro

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