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Mps, confermati gli 8,8 miliardi. Entro luglio l’ingresso dello Stato

L’ultimo miglio del confronto tecnico a tre fra Roma, Bruxelles e Francoforte sul destino del Monte dei Paschi si concluderà a giorni, e dovrebbe confermare il fabbisogno di capitale da 8,8 miliardi indicato dalla Vigilanza della Bce fra Natale e Capodanno non senza qualche polemica da parte italiana. A quel punto, serviranno intorno alle tre settimane per passare alla firma ufficiale dell’intesa del via libera da parte della Dg Competition della commissione europea, ma alla fine dovrebbe essere rispettato il calendario che prevede la chiusura dell’accordo a giugno e l’ingresso dello Stato nel Monte a luglio. «Non abbiamo perso tempo – ha sostenuto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan parlando al Financial Times -, stiamo lavorando 24 ore al giorno e siamo fiduciosi che concluderemo con successo».
Le conferme operative arrivano da Bruxelles dagli ambienti vicini al dossier, anche se il tema non era nell’agenda ufficiale dell’Eurogruppo (su cui si vedano i servizi a pagina 3). Il passaggio chiave, arrivato in questi giorni, avrebbe permesso di superare gli scogli alzati ancora una volta dall’Ssm, il meccanismo di vigilanza unico della Banca centrale europea guidato da Daniele Nouy. Al centro delle discussioni, in particolare, le ricadute anno su anno sui conti dell’ambizioso piano di ristrutturazione necessario a riportare Siena in sicurezza. Per sostenerne i costi Francoforte aveva alzato ulteriormente il calcolo degli sforzi necessari a garantire ogni anno la tenuta dei ratio necessari a mantenere la banca sui livelli di sostenibilità chiesti dai regolamenti. Una nuova rimodulazione del piano di razionalizzazione ha aiutato ad avvicinare le richieste di Francoforte e le proposte di Siena, e ora il confronto è all’ultimo giro di boa.
La triangolazione sul capitolo «ristrutturazione» si è concentrata ovviamente sul personale, con la richiesta iniziale arrivata da Bruxelles di prevedere fino a 10mila esuberi all’interno dei 25mila dipendenti attuali di Rocca Salimbeni. Una tagliola che in base ai calcoli di Francoforte avrebbe appunto gonfiato gli oneri di ristrutturazione, richiedendo innesti finanziari più ambiziosi per rispettare i ratio. La trattativa si è concentrata sia sui numeri sia sul calendario delle riduzioni di organico e sportelli, e ora si attende il via libera finale.
Anche lo schema per la cessione degli Npl sarebbe ormai agli ultimi ritocchi. Sul tavolo da settimane c’è una cartolarizzazione da circa 30 miliardi, ma in seguito alle più recenti richieste formulate dalla Bce, si sarebbe rivisto il perimetro dei compratori: le tranche junior e mezzanina, in particolare, non potranno finire interamente agli azionisti del Monte (Stato compreso) e ad Atlante, dunque si sta trattando con nuovi potenziali sottoscrittori. Come anticipato da Il Sole 24 Ore, i principali indiziati restano il Credito Fondiario e Fortress, che avendo effettuato – direttamente e attraverso Italfondiario – la due diligence sul portafoglio nei mesi scorsi paiono gli unici soggetti in grado di investire in tempi rapidi, senza necessità di nuovi screening del sottostante. Come ricordato ieri da Bloomberg, la banca oggi valuta l’intero portafoglio tra il 18 e il 23% del valore facciale, ma la taglia e i valori di dismissione dipenderanno dalle richieste definitive della vigilanza.
Oltre che governo e grandi investitori, il calendario della ricapitalizzazione precauzionale interessa da vicino anche i risparmiatori, a partire dai circa 40mila titolari delle obbligazioni subordinate di Siena. Ottenuto il via libera europeo, infatti, il ministero dell’Economia dovrà passare ai fatti con l’accoppiata dei decreti per disciplinare la ricapitalizzazione, compresa l’impennata di quota del Tesoro, e lo scambio fra le obbligazioni soggette al burdens sharing e le nuove azioni.

Gianni Trovati

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