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Mps, commissione d’inchiesta vicina Decreto pronto, arrivano i nuovi bond

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è pronto a firmare il decreto che concede la garanzia dello Stato alle nuove emissioni del Monte dei Paschi di Siena tese a ricostituire la liquidità, che si è decisamente ridotta, fino a scendere a circa 7 miliardi di euro a fine anno, nelle more dell’aumento di capitale sul mercato, poi fallito. Il provvedimento potrebbe arrivare già entro la settimana, mentre giovedì 19 gennaio si riunirà il consiglio di amministrazione della banca senese per dare il via alla prima emissione obbligazionaria. Se i tempi delineati ieri a Roma nel corso dell’incontro tra il ministro e i vertici dell’istituto saranno rispettati, il Monte dei Paschi potrebbe tornare sul mercato, dal quale è assente da lunghissimo tempo, offrendo nuovi bond ordinari, con il rating della Repubblica italiana, per un importo compreso tra 1,5 e 2 miliardi di euro.

Sarà il primo tassello del piano di rilancio dell’istituto, che punta a recuperare entro il 2017 almeno 15 miliardi di euro di liquidità. Il passo decisivo, però, sarà il nuovo piano industriale da presentare alla Bce e alla Commissione Europea, a fronte della ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato, che immetterà nel Monte dei Paschi 6,6 miliardi degli 8,8 ritenuti necessari dall’Autorità di vigilanza europea. Il piano dovrebbe essere pronto «nel giro di poche settimane» hanno fatto sapere la banca e il ministero dell’Economia, mentre per la sua valutazione ed approvazione da parte della Bce, per i profili di tenuta patrimoniale, e della Commissione Ue, per la valutazione dell’impatto degli aiuti di Stato, occorrerà forse qualche mese.

Non si partirà comunque da zero, perché la base del piano industriale resta quella delineata per l’aumento di capitale non accolto dal mercato. Che tuttavia dovrà essere accelerato e rafforzato negli obiettivi. Il vecchio progetto, basato sulla pulizia del portafoglio dei crediti deteriorati, e che prevedeva una riduzione del personale e degli sportelli della banca, aveva un orizzonte triennale, mentre quello basato sulla ricapitalizzazione pubblica dovrà essere realizzato al massimo in un paio d’anni, l’arco di tempo nel quale lo Stato, secondo le regole Ue, potrà mantenere la sua partecipazione di maggioranza nella banca senese.

In Parlamento, nel frattempo, avanza a passo veloce la commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche e la crisi che ha travolto Monte Paschi e i quattro istituti finiti in risoluzione a novembre 2015, e che potrebbe partire a fine mese. Alla Camera il Pd e quasi tutti gli altri partiti hanno presentato mozioni in questo senso, approvate con un voto quasi unanime ed appoggiato dall’esecutivo. Così, in Senato, verso il 25 gennaio si tireranno le conclusioni dell’indagine conoscitiva già avviata da tempo sul sistema bancario e, subito dopo, partirà l’esame del disegno di legge per istituire la commissione di inchiesta, dotata dei poteri dell’autorità giudiziaria. I tempi potrebbero accelerare se dovesse passare la proposta M5S di procedere d’urgenza, sostenuta anche da Enrico Zanetti, di Scelta Civica.

In settimana, intanto, parte al Senato l’esame del decreto che consentirà l’ingresso dello Stato nel Monte Paschi. Padoan sarà sentito giovedì, e si prevedono audizioni anche dei vertici Mps , della Commissione Ue e dell’Abi, che potrebbe formalizzare la richiesta fatta a titolo personale dal presidente, Antonio Patuelli, di rendere noti i debitori insolventi delle banche in crisi.

Mario Sensini

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