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Mps, Clarich in pressing su Profumo

«L’auspicio è di non cambiare il timoniere finché non è completato il percorso di risanamento e cioé fino alla fusione», ha detto ieri il presidente della Fondazione Mps Marcello Clarich, lanciando un messaggio in parte noto (fiducia a Profumo e Viola) e in parte no, visto che il professore ieri per la prima volta ha parlato apertamente di «fusione». Segno che qualcosa di più di un semplice disegno aggregativo è sul tavolo? Difficile, almeno per ora, stando a fonti vicine agli advisor e al consorzio di garanzia. Anche se, in fondo, poco cambia: la Fondazione, allineata anche su questo con l’attuale vertice della banca, ritiene che difficilmente Mps potrà cavarsela a lungo in versione stand alone e proprio per questo servirà avere mani sicure al timone della banca non solo per qualche mese: «Viola e Profumo sono un tandem perfetto», ha aggiunto Clarich.
Scenari futuri, quelli tracciati ieri dal presidente dell’Ente Mps, che si intrecciano con quelli presenti. Cioè con il rinnovo del board, che si deciderà tra quattro settimane in assemblea e per il quale oggi scade il termine per presentare le liste. L’altroieri, come noto, la Fondazione Mps ha girato il suo elenco di nomi agli altri due pattisti, Btg Pactual e Fintech: i tempi, più lunghi del previsto, e un iter un po’ più complesso di quanto non si auspicasse alla vigilia, lasciano intendere che non sono ancora del tutto escluse sorprese, tuttavia i sette nomi della lista dovrebbero senz’altro comprendere quelli di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, più Christian Whamond e Roberto Isolani in rappresentanza dei sudamericani e di Fiorella Kostoris. Sui due posti che restano le più accreditate sono Lucia Calvosa e Fiorella Bianchi, unica senese doc, al centro di un dibattito molto animato che alla fine avrebbe visto Clarich e la sua vice, Bettina Campedelli, finire in minoranza: il responso definitivo si avrà solo alla pubblicazione delle liste.
Intanto, nelle ultime ore sta crescendo anche l’attesa sulle altre liste di minoranza. Se, come probabile, si deciderà di ampliare il board da 12 a 14 posti, quelli a disposizione della minoranza sono 7: uno potrebbe andare alla formazione, di cui si vocifera a Siena, che dovrebbe presentare Alessandro Falciai, accreditato di una quota di capitale superiore all’1%, il minimo per presentare una lista. Restano ancora sei posti, che potrebbero finire alle liste Assogestioni, Axa ed eventualmente alle altre in corsa: nel primo caso, «in tutte le circostanze in cui c’è la possibilità di fare una lista ci attiviamo perché ciò accada», spiegavano in settimana aRadiocor fonti del Comitato dei gestori dell’associazione. Ben più consistente del passato, però, potrebbe essere anche la rappresentanza dei francesi di Axa, soci al 3,17%, che dall’attuale consigliere potrebbero veder salire la propria pattuglia anche a 3 o più candidati. Quanto basterebbe, si ragiona a Siena e non solo, a blindare ancor più di oggi l’accordo sui prodotti assicurativi – allontanando ogni possibile pretendente – ma anche ad accrescere non poco la voce in capitolo sul futuro della banca.

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