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Mps chiude con Deutsche a 220 milioni. Corsa della Fondazione alle cessioni

MILANO — Il Montepaschi mette fine alla causa civile per danni contro Deutsche Bank relativa alla ristrutturazione del derivato «Santorini» e ottiene un beneficio economico di circa 220 milioni in cambio della transazione nel procedimento in corso al tribunale delle imprese di Firenze.
Per la prima volta dallo scoppio dello scandalo la nuova gestione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola decide dunque di voltare pagina, anche se restano comunque in piedi l’azione di responsabilità contro gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni e quella per danni contro la banca giapponese Nomura, per l’operazione «Alexandria», gemella di «Santorini». I vantaggi della svolta sono stati apprezzati ieri dalla Borsa con un rialzo del 4,5% a 0,1615 euro.
In sostanza, è come se Mps avesse chiuso in anticipo un mutuo trentennale pagando una penale inferiore a quella di contratto, in questo caso diminuita da 746 a 525 milioni, con un beneficio di 221 milioni a favore di Mps. Tecnicamente l’accordo con Deutsche Bank chiude anticipatamente l’operazione realizzata tra fine 2008 e l’estate 2009, di fatto assimilabile a un’assicurazione contro il rischio di fallimento dello Stato italiano (credit default swap, o Cds) venduta da Mps a Deutsche Bank attraverso 2 miliardi di Btp trentennali comprati da Mps dietro finanziamento («repo») della stessa banca tedesca. Lo scopo era quello di coprire la perdita che Mps avrebbe dovuto registrare in bilancio per Santorini, un veicolo esistente in Mps dal 2002. Deutsche Bank (e Nomura) guadagnavano nelle commissioni occulte per questo tipo di ristrutturazioni. I bilanci sono stati riscritti da Mps a febbraio 2013 per registrare 730 milioni di perdite occultate (273 per Alexandria e 305 per Santorini).
Per Mps i benefici si vedranno dall’anno prossimo. Per il 2013 l’impatto sui conti è una perdita di circa 194 milioni al netto delle imposte. Ma già dal 2014, secondo i calcoli dell’istituto, il patrimonio si rafforzerà di 25 punti base e il margine di interesse di 33 milioni. In più Mps si vedrà rientrare immediatamente liquidità per circa 170 milioni. Il vantaggio per Deutsche Bank è nella ripresa dei rapporti con Mps e negli aspetti reputazionali legati a una causa per danni. Non a caso alla transazione ha lavorato attivamente il numero uno di Deutsche Bank Italia, Flavio Valeri.
Per il titolo è stata una boccata d’ossigeno dopo i forti cali dei giorni scorsi legati anche alle incertezze sulla ricapitalizzazione da 3 miliardi. La banca vorrebbe farla partire a gennaio ma la Fondazione Mps, primo socio con il 33,5%, vuole invece spostarla almeno a fine maggio per aver modo di cedere gran parte delle sue azioni a uno-due investitori strategici (forse una banca in vista di una integrazione) o a un gruppo di fondazioni bancarie cui starebbe lavorando Giuseppe Guzzetti, numero uno della Cariplo e dell’Acri. L’accordo con le Fondazioni appare comunque molto complicato da realizzare in pochi giorni, viste le necessità di approvazione da parte dei consigli delle varie fondazioni coinvolte e anche dal Tesoro. Lo scontro tra la presidente dell’ente, Antonella Mansi, e Profumo, è molto teso, tanto che non sono escluse le dimissioni del banchiere se all’assemblea del 27 dicembre passerà la linea di Palazzo Sansedoni. Mansi ha detto di non temere questa eventualità: «Le aziende, se sono sane e solide e con un piano industriale serio e credibile, devono poter avere la possibilità di andare avanti a prescindere da chi le conduce».

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