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Mps, cedola Monti bond in azioni Da luglio lo Stato azionista al 10%

Gli effetti del contratto sui Monti bond, ossia il pagamento degli interessi, porteranno dal prossimo luglio il ministero del Tesoro nella compagine azionaria di Banca Monte dei Paschi. Non sarà infatti ripetibile l’operazione dello scorso anno che permise all’istituto senese di pagare gli interessi del 2013, circa 350 milioni di euro, con l’emissione di altri Monti-bond, fino a un totale di oltre 4 miliardi finiti nelle casse della banca (3 dei quali già restituiti con l’aumento di capitale da 5 mld della scorsa estate). Gli interessi per il 2014, pari a circa 243 milioni, come previsto dal contratto verranno pagati con nuove azioni Mps.

La notizia che il Tesoro da luglio diventerà azionista di Mps mette il turbo al titolo di Siena, che ieri ha strappato fino a guadagnare il 18%, chiude con un balzo del 13% a 0,48 euro.
Il fatto è tecnico ed è l’effetto del contratto sui Monti Bond sottoscritto con lo Stato. Secondo le clausole, in caso di perdita il pagamento degli interessi sui prestiti statali, pari a 243 milioni di euro maturati nel 2014, sarà corrisposto in azioni. Una clausola che l’anno scorso fu evitata grazie alla sottoscrizione di nuovi Monti Bond. Ora però questa operazione non può essere ripetuta. Quindi, alla luce della perdita record di 5,3 miliardi presentata mercoledì al mercato, la banca dovrà rimborsare le cedole in azioni.
Se per ipotesi il pagamento avvenisse oggi, e considerata l’attuale capitalizzazione della banca toscana, la quota che andrebbe in mano al Tesoro sarebbe indicativamente pari al 10% circa del capitale, e quindi lo Stato diventerebbe di colpo il maggiore azionista. Tuttavia il pagamento degli interessi è fissato a inizio luglio, quando la banca avrà ragionevolmente concluso l’operazione di aumento di capitale da 3 miliardi già annunciata e che, probabilmente, potrebbe realizzarsi attorno a maggio, e di sicuro «nel secondo trimestre», come annunciato dall’ad Fabrizio Viola. Questo significa che, alle condizioni attuali, la quota in mano al Tesoro dovrebbe essere diluita, indicativamente, attorno al 5%. Intanto ieri la Fondazione Mps, azionista della banca con il 2,5% del capitale, ha detto a Reuters di essere in grado di coprire per la sua quota anche un aumento fino a 3 miliardi di euro, ma che lo deciderà solo a ridosso del lancio dell’operazione con l’assistenza del suo advisor.
Da un punto di vista borsistico, l’andamento della giornata è stato nel segno della forte oscillazione. Il titolo ha aperto in ribasso del 3%, ma poi ha progressivamente migliorato. Lo strappo forte c’è stato nel pomeriggio, dopo la diffusione della notizia, e il titolo è schizzato fino a sfiorare il +19% e finire in asta di volatilità, per poi chiudere a +13%. Forti i volumi scambiati, che sono stati pari a 324 milioni, quasi il triplo rispetto alla media degli ultimi 30 giorni.
Da registrare anche la reazione dei sindacati ai dati di bilancio comunicati. In un documento unitario, le sigle sindacali affermano che la dirigenza di Banca Mps «deve farsi carico delle proprie responsabilità facendo finalmente chiarezza sulle prospettive strategiche della banca». I sindacati aziendali chiedono anche un confronto con i vertici della banca «per affrontare la fase complessa in cui si trova l’azienda, cercando soluzioni condivise»

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