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Mps, prima il capitale e poi la fusione: nel piano aumento da 2,5 miliardi

Montepaschi vara come da attese un piano stand-alone che sottende un fabbisogno patrimoniale compreso tra i 2 e 2,5 miliardi. Ma lascia nel contempo aperta la porta all’aggregazione, soluzione che agli occhi del Mef (oltre che di Bce e Bruxelles) appare imprescindibile nonchè urgente per sistemare in via definitiva i problemi della banca senese.

Nell’attesa che si diradi la nebbia sul fronte politico come su quello finanziario (visto che il partner considerato in pole position, UniCredit, non ha ancora il suo futuro Ceo), il board di Mps ieri ha dunque approvato il nuovo piano industriale. Un piano che guarda al 2025, prevede un pareggio nel 2022 e un ritorno all’utile nel 2023. Ma prima di allora ci sarà da mettere in conto due anni in perdita: il 2020, complici le perdite legate agli accantonamenti su crediti e sulle cause legali già messe nero su bianco, e anche il 2021, anno che sarà «impattato da oneri di ristrutturazione e da rettifiche di valore su crediti legate all’emergenza pandemica, ma con una attività commerciale in linea con quanto osservato nella seconda metà del 2020», come si legge in una nota della banca diffusa in serata.

Il piano sarà ora trasmesso al Mef, che in qualità di azionista di riferimento (64%) dovrà formalmente avviare un confronto con la Dg Comp (Direzione generale della concorrenza). Con Bruxelles, del resto, tra il 2016 e il 2017 il governo italiano aveva concordato il vecchio piano di ristrutturazione facendosi autorizzare la ricapitalizzazione precauzionale da 8,8 miliardi di euro. Oggi serve dunque tornare a ragionare con l’Ue per concordare i nuovi commitment e i nuovi target. Non sarà una partita scontata. Di certo il piano è stato elaborato dall’a.d. Guido Bastianini ipotizzando che la banca possa stare in piedi da sola ma che nel contempo senza «porre vincoli ad ipotesi aggregative» previste dal Governo nell’ambito del Dpcm del 16 ottobre scorso, quindi con un «sostanziale» mantenimento dell’attuale modello operativo e dell’infrastruttura tecnologica.

Il tutto dovrà ovviamente essere reso compatibile con le necessità patrimoniali a cui guarda con attenzione la Bce. Le fragilità del capitale della banca sono oramai evidenti. E per questo l’istituto si è impegnato a predisporre un nuovo capital plan che sarà sottoposto a Francoforte entro il 31 gennaio 2021. Ad essere messa nero su bianco sarà l’indicazione dei fabbisogni di capitale «di medio termine e non limitati al Cet1», che la banca quantifica in «una misura tra 2 miliardi e 2,5 miliardi»: una cifra che potrà essere raccolta sia con equity che con strumenti subordinati. Il rafforzamento patrimoniale ipotizzato, nelle intenzioni della banca, servirà a coprire lo shortfall patrimoniali che a marzo 2021 è stimato in oltre 300 milioni e che, a gennaio 2022, sarà pari a circa 1,5 miliardi. L’obiettivo è mantenere il Cet1 phased-in oltre la soglia del 12% e spesare gli oneri di ristrutturazione legati alla riduzione «sostenibile» della base costi.

Anche perché, come da previsioni, la banca dovrà procedere a nuovi tagli. Mps, che già ha dato tanto sul fronte dei risparmi, vedrà ridurre ancora gli organici, anche se in una misura lievemente minore a quanto ipotizzato nei giorni scorsi. Tra uscite finanziate dal fondo di solidarietà, il turnover naturale e nuove assunzioni nell’arco di piano sono previsti 2670 esuberi, contro i 3mila previsti. Sotto il profilo industriale, invece, il piano di fatto si articola su tre pilastri: focus sulla «clientela chiave», con un «graduale uscita da segmenti ad elevato assorbimento di capitale e ridotta redditività»; semplificazione organizzativa; focus sulla gestione dei rischi.

Si vedranno quali saranno gli esiti delle triangolazioni con Bruxelles e Francoforte. Di certo quello che appare evidente è che il Tesoro continua a ritenere indispensabile l’accompagnamento della banca in un porto sicuro. Il Mef «sta svolgendo tutte le attività necessarie per dare attuazione alla decisione del Governo di vendere la sua partecipazione in Mps, così da ottemperare agli impegni presi con le autorità europee», spiegavano ieri fonti del Tesoro all’Ansa commentando le indiscrezioni che danno lo stesso Mef in pressing per chiudere la vendita a UniCredit entro marzo 2021. «Il lavoro che si sta facendo mira a esplorare le opzioni più efficienti. Nessuna decisione è stata presa fino ad ora».

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