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Mps in Borsa, il prezzo è un rebus

La Consob ha chiesto integrazioni al prospetto che consentirà al Monte dei Paschi nazionalizzato di rientrare in Borsa dopo 10 mesi. Il prospetto, corposo e dettagliato «come se si trattasse di un collocamento azionario », racconta un consulente, è stato ritenuto migliorabile dalla Commissione su alcuni punti, specie nel collegamento tra i due negozi sottostanti l’operazione: la “transazione”, con cui i vecchi obbligazionisti coinvolti nelle perdite (burden sharing) rinunciano al diritto di rivalersi, e “l’offerta pubblica di scambio” con cui i loro bond diventeranno azioni della banca. È un’operazione inedita in Italia, come raro è stato l’intervallo di sospensione da Piazza Affari. Per questo la Consob, peraltro in scadenza del vertice guidato da Giuseppe Vegas, va coi piedi di piombo. Se le nuove informazioni arriveranno, come si presume, oggi, la Commissione potrebbe riesaminarle, e venerdì autorizzare il prospetto Mps: lasciando il fine settimana per i ritocchi e lunedì 23 come data di riavvio della quotazione. Un altro motivo per fare le cose bene è la particolare turbolenza che si prepara quando Mps tornerà in Borsa: perché il prezzo non sarà per niente vicino agli 8,65 euro a cui la perizia di Pwc mesi fa ha valorizzato le azioni senesi da assegnare ai vecchi obbligazionisti. E nemmeno al valore scontato del 25% che il Tesoro si era concesso, pari a 6,49 euro. Diversi segnali basati sugli scambi fuori mercato, sull’asta delle polizze anti default della banca, o sui prezzi dei nuovi bond Mps, convergono sull’area di 4,3 euro per azione, pari a circa 0,46 volte il patrimonio tangibile.È il multiplo di Borsa a cui trattano anche le rivali, come Ubi e Banco Bpm. Ma è un prezzo che se si formerà porterebbe una minusvalenza teorica da 2,1 miliardi di euro per la mano pubblica, che avrà investito 4,35 miliardi in tutto per avere fino al 68% del capitale (dopo il ristoro previsto per i bond subordinati del largo pubblico, che appena trasformati in azioni saranno scambiabili tramite il Tesoro con altri bond Mps a basso rischio e scadenza tra sei mesi). Non tutti ne avranno diritto però: nella bozza di prospetto ci sarebbe un rischio di riparto massimo del 25%, ma realisticamente del 10%. Anche gli investitori istituzionali in bond subordinati coinvolti nelle perdite, pari a circa 3 miliardi di euro detratti gli 1,5 miliardi dei “piccoli” che saranno ristorati con titoli senior, esordiranno nel ruolo di azionisti con una perdita secca stimata al 50%, circa 1,5 miliardi. Molti di loro, però, hanno comprato i vecchi subordinati a prezzi stracciati.
Comunque lunedì si attende una giornata di turbolenza, per un’azione chiamata a trovare un prezzo in base al rapporto tra domanda e offerta, ma corretto dai variegati comportamenti e interessi di una compagine azionaria assortita. «Lunedì sarà l’inferno», riassume un operatore. Come si comporterà il mercato di nuovo alle prese con il marchio senese? Gli addetti ai lavori si attendono qualche settimana di volatilità e un mercato multiforme. Molti ex obbligazionisti – l’ad Marco Morelli nella presentazione londinese agli investitori ha stimato un 10% circa del capitale – potrebbero scaricare in Borsa le azioni, peché scottati o perché i loro fondi non prevedono la classe azionaria; altri venditori ci saranno tra chi comprò i bond sotto i 70/100, e con l’azione oltre 4,5 euro ha convenienza a vendere. Qualche piccolo socio, del passato o di quelli imbarcati tramite bond, potrebbe avere la tentazione di vendere, mentre l’azione “balla”. Sull’altro versante, quello dei potenziali acquirenti, ci sarà il supporto di qualche hedge fund che punta su impetuosi rimbalzi, o dei fondi indicizzati costretti a reinserire Mps nei panieri.
La speranza, per tutti i soci, è che una banca ripulita da 28 miliardi di crediti in malora che non ha più Npl (per ora), sappia poi trovare multipli più alti, che consentano al Tesoro di uscire senza danni, e agli altri di rifarsi degli scotti passati.

Andrea Greco

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