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Mps bersagliata dalle vendite in Borsa. Serve un miliardo entro dieci giorni

MILANO — Dieci giorni per diradare i dubbi sul futuro di Mps. Fino al 26 giugno, data in cui il management presenterà agli investitori il nuovo piano industriale che risponde alle richieste Eba (l’autorità che ha imposto 3,2 miliardi di rafforzamento patrimoniale “temporaneo”) sarà difficile che il titolo si riabbia. Ieri ha perso un altro 4% a 0,184 euro ritoccando i minimi invernali, quelli che fecero capitolare la locale fondazione con i suoi debiti e pegni.
Gli investitori vendono “con i piedi” l’azione, da giorni. Il loro ragionamento è che, in questo mercato di soli venditori bancari, le dismissioni di attività e sportelli su cui puntano l’ad Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo siano improbabili. Quindi il patrimonio andrà trovato in altro modo, e poiché Siena esclude un altro aumento, dovrebbe toccare a un’emissione ibrida di tipo Co.co bond. Un prestito di almeno 700 milioni, che si trasformi in capitale quando la patrimonializzazione scende a certi livelli. Il problema è che, essendo strumenti rischiosi e sofisticati, i Co.co pagano tassi di almeno il 12%. E se si somma il centinaio di milioni risultante ai 180 milioni di interessi da corrispondere al Tesoro (ha prestato 1,9 miliardi Tremonti bond ai senesi), si ha una zeppa di quasi 300 milioni di utili destinati agli obbligazionisti, e non alla Borsa. «L’emissione di Co.co bond non è definita, stiamo lavorando e ragionando – ha detto Viola –. Non abbiamo ancora risposte precise. È tutto fluido. Stiamo parlando con la Banca d’Italia, con cui abbiamo un atteggiamento collaborativo reciproco. Lavoriamo bene, andiamo avanti in questa direzione».
Diversamente dalle speranze di qualche investitore, pare che nessuna “deroga” verrà chiesta da Via Nazionale a Londra, neanche se i 100 miliardi che l’Ue sta iniettando nella banche spagnole è una palese, ulteriore sconfessione degli stress test Eba (da cui emerse un deficit di soli 26 miliardi per le banche spagnole). La soluzione del caso sarà dunque pragmatica, non diplomatica. Mps ha già “creato” 2 miliardi di patrimonio tra conversione dei bond Fresh e introduzione dei modelli interni di ponderazione dei rischi. Altri 200 milioni verranno dalla cessione del 60% di Biverbanca, che «avverrà presto», ha ribadito Viola. Forse prima del 25. Manca un miliardo, ma non potrà venire dalle cessioni di 200 sportelli Mps o Antonveneta, dai 500 milioni di immobili o deconsolidando Consum.it, almeno finché non sarà chiaro il destino dell’euro e dell’Europa bancaria.
Il management avrebbe anche pensato di liquidare i derivati di copertura dei Btp, “costati” 1,8 miliardi nel test Eba; ma difficoltà tecniche e una minusvalenza latente lo sconsigliano. Quindi, anche grazie all’agenda estera di Profumo, Mps starebbe sondando investitori bancari e istituzionali per il prossimo bond. Magari come soluzione ponte di qualche mese, tempo di completare la campagna dismissioni e poi rimborsarli.

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