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Mps, Bce e Ue chiedono un nuovo piano industriale

Il piano industriale di Mps in discussione con Bce e Commissione si prospetta «molto diverso da quello presentato lo scorso novembre» perchè «dovrà riallineare previsioni di ricavo e costo avendo atteggiamenti molto più stringenti». Tradotto: Siena deve mettere in conto tagli maggiori di quelli previsti fino ad oggi.L’ad Marco Morelli, parlando ai soci raccolti davanti a lui a Siena per l’assemblea che ha approvato all’unanimità (99,42%) i conti 2016, non nasconde le difficoltà che dovranno essere affrontate nei prossimi trimestri. «Il percorso è lungo e duro» e prevede «sacrifici per tutti», dice Morelli. Tanto che una volta avviata, la ristrutturazione «non si risolverà in pochi trimestri», dice il manager.
Certo è realistico che le difficoltà ricadano anzitutto sul personale della banca, già provato da oltre 5mila esuberi negli anni scorsi. La richiesta della Dg Comp è chiara: l’ingresso dello Stato nel capitale, nel quadro della ricapitalizzazione precauzionale 8,8 miliardi di euro (cifra confermata ieri da Morelli), è possibile. E questo salva la banca da scenari più drammatici. Ma solo a patto che venga avviata una significativa riduzione del rapporto tra costi e ricavi, ratio che, nelle indicazioni di Francoforte, dovrebbe allinearsi alle best practice europee. Vista l’evidente difficoltà ad aumentare gli introiti, la banca senese non potrà fare altro che agire soprattutto sulla leva delle spese. Sul “come” fare tutto ciò, Morelli e il presidente Alessandro Falciai non si esprimono. Anche perché i dettagli sono in discussione con le Autorità. E a Siena nessuno vuole creare incidenti diplomatici. Ma è chiaro che uno dei punti nodali della trattativa riguarda gli esuberi. Dg Comp avrebbe richiesto tagli superiori ai 5mila dipendenti, mentre la banca aveva messo in conto esuberi per 2.600 persone. Il negoziato con Bruxelles sta dunque procedendo a ritmi serrati per cercare un punto di caduta intermedio. E serviranno ancora alcune settimane perché si possa mettere il punto finale. Una cosa è sicura. «Abbiamo detto alle nostre controparti che dobbiamo arrivare a qualcosa che sia un giusto compromesso e che dia possibilità alla banca di riprendere un percorso», dice il manager.
In quadro a tinte fosche, Morelli tiene però anche a precisare i motivi di incoraggiamento. Che nascono da una prima analisi dall’andamento del primo trimestre, che offre «un’inversione di tendenza». I risultati precisi si vedranno il 4 maggio, quando sarà presentata la trimestrale. Nel frattempo però arrivano segnali positivi dalla dinamica della raccolta, dice Morelli, dopo una lunga fase, culminata nell’ultimo trimestre dello scorso anno, in cui l’istituto ha perso oltre 28 miliardi. «Ci vorranno anni e un coinvolgimento di tutti i dipendenti, a tutti i livelli, perché la banca torni a quei livelli». Altra notizia positiva riguarda il ripristino degli adeguati livelli di liquidità, considerato che la banca ha collocato, o tenuto sul bilancio, emissioni garantite dallo Stato per circa 11 miliardi.
L’attenzione del management è intanto concentrata sulla road map dei prossimi mesi: una volta siglato con Bruxelles il piano di ristrutturazione, che dovrà essere coerente con la disciplina sugli aiuti di Stato, la Bce valuterà che il piano industriale sia congruo con il fabbisogno di 8,8 miliardi indicato a fine 2016 e confermato ieri da Morelli. A valle, la banca dovrà sottoscrivere «una serie di impegni scritti per quanto riguarda i ricavi, costi e la gestione, che verranno sottoposti a monitoraggio». A quel punto, il Mef potrà emettere i decreti attuativi (dovrebbero essere tre), in funzione dei quali verrà applicato il burden sharing (permettendo così al Tesoro di procedere alla sottoscrizione dell’aumento di capitale) e i titoli potranno tornare in quotazione («non esiste l’ipotesi delisting»). Certo è che «i tempi non dipendono dalla banca».
Alla prossima assemblea Mps dovrà anche riproporre la parte straordinaria ieri all’ordine del giorno, che conteneva la proposta di riduzione del capitale sociale a copertura della perdita da 3,24 del 2016. Ieri la presenza del capitale si è fermata al 16,3%, al di sotto del quorum del 20% richiesto. L’assemblea ha anche respinto con la maggioranza assoluta del capitale (98%) una richiesta di azione di responsabilita’ nei confronti degli ex vertici della banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Luca Davi

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