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Mps, Bce avverte «Aumento impegnativo, oppure il bail in»

Che l’aumento di capitale di Mps fosse un’operazione complessa e densa di incognite — soprattutto esterne, a cominciare dell’esito del referendum che può provocare un’instabilità politica tale da far fuggire le banche del consorzio di garanzia — era noto sul mercato. Ora a guardare con preoccupazione la vicenda è anche la Bce, che ieri nella persona della responsabile dell’autorità di risoluzione (single resolution board, o Srb) Elke Koenig, ha definito «molto impegnativo» il piano di salvataggio, tanto da non escludere il ricorso al bail in se l’operazione dovesse andare male. Lunedì sera Mps ha approvato i termini della proposta di conversione dei bond subordinati, su base volontaria, per 11 emissioni pari a 4,3 miliardi di euro (e verifiche tecniche sono in corso per estendere la conversione anche al bond Fresh da 1 miliardo). Perché questa parte dell’operazione di salvataggio da complessivi 5 miliardi vada in porto serve, secondo alcune stime, che circa 1-1,5 miliardi di bond vengano convertiti in nuove azioni. Generali, da sola, ha in mano circa 400 milioni di subordinati Mps e dunque potrebbe dare una grossa mano, se decidesse di convertire. Ma servirà anche che si palesi l’anchor investor: attualmente sono una decina i fondi che hanno chiesto di essere ammessi alla data room per analizzare i dati riservati di Mps. Tra questi oltre a Qia, il fondo sovrano del Qatar, ci sarebbero i fondi americani di Soros, Atlas e Apollo (questi ultimi molto attivi sul settore bancario italiano, avendo avanzato offerte anche per Carige e le due banche venete). Le speranze di Siena sono puntate sul Qatar: il ceo Marco Morelli e i banker di Jp Morgan e Mediobanca che assistono Mps sono già volati due volte a Doha. I qatarini potrebbero investire 1 miliardo diventando così primi soci di Mps con il 20%. Se si concretizzerà l’accordo, l’annuncio potrebbe avvenire a ridosso dell’assemblea straordinaria di giovedì 24 o comunque entro il mese: lunedì 28 si aprirà la finestra per la conversione dei bond, fino a venerdì 2 dicembre. Sia l’ingresso degli investitori stabili sia la conversione dei bond sono condizionati al buon esito dell’aumento di capitale e alla permanenza del consorzio di garanzia. Il percorso è insomma ancora accidentato, come ha fatto capire ieri l’autorità di risoluzione europea. «Stanno lavorando a una soluzione privata», ha detto ieri Koenig in un’intervista alla Reuters , che è «molto impegnativa». E ha aggiunto: «Altrimenti ci sono diverse strade e modalità, ma normalmente non possono prescindere dal bail-in. C’è un piano di risoluzione per il Monte dei Paschi, come avviene per ogni grande banca europea. Occorre essere pronti per ogni evenienza».

Fabrizio Massaro

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