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Mps, Baldassarri in carcere i pm temevano la fuga

Arrestato ad Alessandria Gianluca Baldassarri, il protagonista dell’inchiesta Mps-Antonveneta- derivati. «Ricorrendo il concreto pericolo di fuga evidenziato tra l’altro dalla richiesta di smobilizzo di titoli per controvalore superiore al milione di euro, effettuata in data successiva al sequestro del 7 febbraio scorso, questa procura dispone un decreto di fermo». Con questa motivazione ieri poco dopo le 8 l’ex capo della direzione finanza di Mps, che era stato indagato per ostacolo alla vigilanza creditizia, truffa e associazione per delinquere, è finito in carcere. Il pericolo di fuga e inquinamento delle prove è stato anche motivato con il fatto che Baldassarri — che nelle carte è accusato di essere capo della «banda del 5%» tra la finanza Mps e oscuri intermediari — aveva preso contatti con alcuni testimoni sfilati in procura, e viaggiato all’estero. Anche a Miami, dove si dice che preparasse una ritirata. Pochi giorni fa, nel sequestro di suoi investimenti per una ventina di milioni, comparivano anche 50mila dollari di azioni della Biscayne Bay Holding , e 912mila di prestito soci alla stessa società, che sarebbe il veicolo con cui il manager possiede una lussuosa penthouse in Florida.
«Ho difficoltà a immaginare il pericolo di fuga per una persona appena rientrata in Italia dall’estero — ha detto il suo legale, Filippo
Dinacci —. Parlare di smobilizzo di fondi non è corretto: aveva semplicemente dato un mandato di vendita di Btp». Il legale ha poi specificato che l’abitazione di Londra del cliente è in affitto e utilizzata dalla figlia che studia lì. Baldassarri, trasferito a San Vittore, stamattina sarà interrogato dal Gip alla presenza del pm di Giuseppe Grosso (anche ieri a Milano per la perquisizione e il fermo). Il suo fermo è stato eseguito dalla Valutaria della Gdf di Milano, che ne ha anche perquisito abitazione e ufficio, prelevando documenti e computer.
Gli inquirenti identificano nell’area finanza Mps vecchia gestione «una struttura plurisoggettiva organizzata», dove Baldassarri «ha assunto un ruolo verticistico e di organizzazione dell’associazione criminale, tramite reiterate condotte fraudolente (o appropriative)». In pratica, per anni e fino al 2010 l’area finanza Mps investiva parte del desk proprietario (da una trentina di miliardi) così da garantire plusvalenze «telecomandate» a intermediari terzi, e poi spartirsele. Sono indagati per gli stessi suoi reati il suo ex vice Alessandro Toccafondi e i tre broker esterni partner di Enigma Securities Luca Borroni, David Ionni e Fabrizio Cerasani.
Quanto accaduto ieri non è un buon viatico per Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps e Abi, che a mezzogiorno sarà interrogato a
Siena, dopo un rinvio e una tattica “attendista” dei suoi legali. Mussari è indagato per falso in prospetto e manipolazione del mercato, riferiti all’acquisizione di Antonveneta, che i pm giudicano «anomala». Gli indagati sono una quindicina, e tra i testi presto ci sarà anche il presidente del Santander, Emilio Botin. Non, per ora, il suo banker di fiducia Andrea Orcel, che ai tempi guidava Merrill Lynch e due mesi dopo aver fatto il consulente a Santander sull’Opa ad Abn Amro (che valse agli spagnoli Antonveneta) passò dall’altra parte con l’advisory a Mps nella fatale acquisizione da 10 miliardi.

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