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“Mps, Baldassarri e Toccafondi al vertice del gruppo criminale” nuovi fondi illeciti nel mirino dei pm

«Un’associazione criminale», nella quale Gianluca Baldassarri, ex capo dell’area finanza di Mps, e il suo ex vice Alessandro Toccafondi, «hanno assunto un ruolo verticistico e di organizzazione». Il tutto con lo «stabile contributo » di Fabrizio Cerasani, Luca Borrone e David Ionni che «garantivano adeguato supporto e connivenze nell’ambito di una struttura plurisoggettiva organizzata».
Eccola la fotografia della “banda del 5%” scattata dalla Procura di nel decreto di sequestro probatorio dei 40 milioni scudati (18 milioni dei quali a Baldassarri e 12 a Toccafondi), spuntati nell’inchiesta sull’acquisto di Antonveneta e sui derivati “tossici” del Monte dei Paschi. Fondi rinvenuti grazie ad una segnalazione dell’Unità informativa finanziaria (Uif) di Bankitalia, che ha consentito inoltre di individuare altri depositi: quelli sequestrati ai broker di Enigma Security, Fabrizio Cerasani, Luca Borroni e David Ionni, ai quali sono stati bloccati complessivamente 10 milioni di euro.
Alla luce di operazioni sospette, Baldassarri e Toccafondi sono indagati per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni del Monte dei Paschi, banca per la quale lavoravano ma che di fatto truffavano facendo la “cresta”, secondo l’accusa, per milioni e milioni di euro. Il ruolo di Enigma, di Baldassarri e company rivelato dall’inchiesta senese, ricalca quanto aveva denunciato nel 2011 un “corvo” che inviò una lunga e dettagliata informativa alla Consob.
Nel decreto di sequestro dei pm di Siena (Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso) si legge che la cosiddetta “banda del 5%” comandava l’area finanza Mps recando danno allo stessa banca. I magistrati – nel disporre il sequestro di circa 40 milioni di euro tra titoli e conti correnti riconducibili ai cinque – definiscono «sicura la provenienza illecita delle liquidità e dei totali amministrati ». Gli inquirenti ritengono che le somme costituiscano «prova del commesso reato in quanto oggetto (materiale giuridico) delle operazioni illecite condotte all’interno dell’Area Finanza della Banca Mps, attraverso riconoscimenti illegali e paralleli veicolati nell’ambito di operazioni diversamente denominate intrattenute con collaterali, tenuto conto anche della sproporzione degli importi scudati rispetto alle entrate ufficiali degli indagati e a tutte le altre fonti di reddito a loro riconducibili ».
Soldi, titoli ed azioni sequestrati sono stati individuati presso Galvani Fiduciaria, Compagnia Fiduciaria Nazionale, Cassa Lombarda spa, Banca Mediolanum e Banca Credito Industriale Sammarinese, società estranee all’inchiesta. Ieri gli “007” dell’Uif hanno consegnato ai pm di Siena documentazione con la segnalazione di altre «operazioni sospette», mentre a Roma si svolgeva un incontro tra i vertici della Procura senese e quella di Roma (Giuseppe Pignatone, Nello Rossi e Stefano Pesci per la Procura romana; Tito Salerno e Antonio Nastasi per quella di Siena). Nel vertice si è deciso che le indagini sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps e i filoni collegati saranno di competenza della procura di Siena, mentre quelle sullo Ior, anche per quanto emerso nell’inchiesta su Mps, saranno svolte dalla Procura di Roma.
Domani i pm di Siena completeranno l’interrogatorio dell’ex direttore generale di Mps, Giuseppe Vigni, già sentito per otto ore mercoledì scorso e che è indagato insieme all’ex presidente Giuseppe Mussari per ostacolo alla vigilanza, manipolazione del mercato e falso in prospetto.

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