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Mps avvia trattativa con Ue sul piano

Mps avvia formalmente la trattativa con Bruxelles per la revisione del piano industriale. Ieri il Cda della banca senese, al termine di lunga seduta che ha visto anche l’approvazione del progetto di bilancio 2016, ha infatti dato l’ok al piano di ristrutturazione che sarà ora inviato alle Autorità competenti – da Bruxelles a Francoforte – e che rappresenta la base di partenza su cui, come si legge in una nota, si potrà «avviare il confronto» con la stessa Commissione. Dopo che nelle scorse settimane ci sono stati fitti colloqui informali, ora inizia il percorso più ufficiale. Obiettivo è arrivare a siglare un accordo definitivo sul nuovo piano con la Commissione entro aprile-maggio, e ottenere quel disco verde indispensabile per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale e al conseguente intervento dello Stato nel capitale.
Sul fronte dei numeri, la banca ha registrato una piccola limatura alla perdita attesa del 2016. L’anno si chiude con un rosso di 3,24 miliardi contro i 3,38 miliardi annunciati lo scorso 9 febbraio. Una riduzione dovuta ad alcune modifiche relative al pagamento di una sola annualità (anziché le precedenti due) del canone per le Dta e alla revisione a fair value dei titoli subordinati. Nulla cambia invece sulla pulizia di bilancio, per cui si confermano i 2,59 miliardi di rettifiche in più sui crediti per l’aggiornamento delle valutazioni. I numeri, insieme alla proposta di riduzione del numero dei membri del Cda e di un piano di performance shares, saranno approvati nel corso dell’assemblea convocata per il 12 aprile.

Il dossier sugli Npl
Dopo il fallimento della ricapitalizzazione da 5 miliardi («Eravamo a un passo dalla soluzione», ha detto ieri l’a.d. di Jp Morgan, Jamie Dimon), ora la banca come noto guarda a una ricapitalizzazione stimata in 8,8 miliardi, il cui successo a sua volta è legato a doppio filo al piano industriale che ieri è stato analizzato in Cda. Tutti questi temi sono stati al centro di un incontro riservato avvenuto in settimana a Bruxelles tra il management della banca e i vertici della Dg Concorrenza, in cui secondo le indiscrezioni sarebbero state definite le coordinate di massima del business plan.
Dalla banca non trapela nulla, ma perno fondamentale del progetto industriale è il deconsolidamento delle sofferenze, che sono salite a 29,4 miliardi a fine 2016. Il boccone da tempo ha attirato le attenzioni di grandi fondi internazionali specializzati in non performing loan. A manifestare interesse nelle scorse settimane sarebbero stati soggetti come Cerberus, Fortress, Pimco, Apollo e Lonestar, che avrebbero cominciato ad esaminare il dossier, ma è possibile che la gara sia destinata ad allargarsi ad altri operatori. L’amministratore delegato Marco Morelli e il Cfo Francesco Mele, affiancati dagli advisor Mediobanca e Lazard, sono al lavoro a tempo pieno sul tema. Difficile tuttavia che si chiuda ufficialmente qualcosa prima dell’estate, anche perché ci sarà da aspettare prioritariamente il via libera al piano da parte della Dg Concorrenza.
Tema di discussione con Bruxelles sarà proprio la modalità di cessione del portafoglio. Il progetto più papabile prevede la cessione in blocco delle sofferenze con una suddivisione in più tranche, in base alla tipologia e alla rilevanza delle posizioni. Si tratterebbe di uno schema che avrebbe il vantaggio di essere rapido nella risoluzione del problema ma lo svantaggio – non irrilevante – di essere penalizzante in termini di prezzi. Fonti di mercato stimano che il valore finale di vendita sia inferiore al 25% del valore originario, a fronte del 33% che era stato concordato con il fondo Atlante. Lo schema non sarebbe lontano da quello adottato da UniCredit, che con il suo progetto Fino ha dismesso circa 17,7 miliardi di Npl lordi a circa il 12,9% del valore facciale. È vero che ogni credito fa storia a sé, e quindi i precedenti non devono rappresentare un benchmark a tutti i costi. Ma è anche vero che, come spesso accade in questi casi, l’urgenza che caratterizza l’intera operazione gioca più a favore degli acquirenti che non della banca.
Si vedrà. Certo è che dalla revisione del piano (con una probabile accentuazione dei tagli ai costi) agli Npl, per Mps si prospetta un gioco ad incastri a dir poco delicato. Perché solo una volta che il piano sarà definitivamente approvato, emergerà la misura esatta delle perdite che la banca potrà assorbire dalla vendita degli Npl e si potrà capire l’impatto sui ratio patrimoniali. Per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale, ed evitare il bail-in, la banca deve infatti risultare solvibile, condizione che si realizza solo se i requisiti di primo pilastro sono mantenuti. Per questo, la cessione degli Npl rappresenta un passaggio fondamentale per il mantenimento della banca nell’alveo della solvibilità.

Luca Davi

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