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Mps avanti con il piano ma lo Stato si avvicina e il titolo sale in Borsa

L’ultimo tentativo di Mps di sfuggire a quello che ormai appare un destino obbligato – l’ingresso dello Stato – scalda la Borsa, ma lascia fredda la Consob. Dopo che domenica un consiglio d’amministrazione di Siena ha deciso di provare a riaprire la conversione dei bond subordinati in azioni estendola anche ai clienti retail, piazza Affari ha reagito con un rialzo del titolo: Mps è salito del 3,74% a 20,23 euro, invertendo la tendenza di venerdì scorso. Fiducia nel piano in extremis o consapevolezza che l’intervento pubblico si avvicina a passi da gigante? La seconda ipotesi pare la più convincente.
La prospettiva di coinvolgere nell’operazione di conversione una parte di quei quarantamila risparmiatori che hanno in mano circa due miliardi di bond subordinati emessi da Siena ha bisogno infatti, prima di concretizzarsi, del via libera della Consob. La banca conta di riceverlo già entro domani, per quando è stata convocata una nuova riunione del consiglio d’amministrazione, per poi procedere a tempo di record a una conversione che potrebbe chiudersi già venerdì. La Commissione di vigilanza sulla Borsa, guidata da Giuseppe Vegas, fa sapere però che «ad oggi ha ricevuto solo un’informativa preliminare e sommaria» sul cda di domenica. È da vedere, dunque, che nel giro di 24 ore o poco più, l’autorizzazione arrivi.
Nella più rosea delle ipotesi i fondi ricavati dalla conversione delle obbligazioni in mano alla clientela si aggiungerebbero al miliardo circa già ottenuto dalla conversione delle obbligazioni degli istituzionali e – sperano a Siena – al miliardo circa che dovrebbe arrivare dal fondo sovrano del Qatar da sempre alla finestra. A quel punto, rispetto ai 5 miliardi che servono a Mps, ci sarebbero probabilmente da raccogliere circa 2 miliardi da nuovi azionisti.
Ma anche qui l’ipotesi non è priva di incognite perché domenica Jp Morgan e Mediobanca si sono sfilate dal consorzio di garanzia per l’aumento, rimanendo a occuparsi solo del collocamento. Tradotto in soldoni significa che non si faranno carico, acquistandole, di eventuali azioni invendute.
Fin dal collocamento del bond Fresh di Mps da un miliardo, gli “amici” americani della Jp Morgan non hanno mai voluto restare col cerino in mano. Nel dicembre 2007 quando curarono per la banca senese l’emissione del bond da un miliardo necessario per comprare Antonveneta avevano chiesto al Monte dei Paschi una garanzia contro le perdite che avrebbero potuto subire. Per quella “indemnity”, secondo le carte dell’inchiesta senese, Mps iscrisse al bilancio perdite per 76 milioni di euro.
Oggi la musica non cambia: dell’ultima ora è la decisione di Jp Morgan di non garantire più la ricapitalizzazione della banca senese. Anche Mediobanca si è tirata indietro. Troppo pericoloso per un banca d’affari giocare con il proprio patrimonio di vigilanza. Le due banche hanno preferito non garantire l’aumento di capitale, pur continuando a promuoverlo. Ma con che faccia potranno consigliare ad altri investitori di comprare azioni che nemmeno loro vogliono avere in portafoglio?
Che la situazione sia difficile non se lo nasconde nemmeno l’amministratore delegato del Monte, Marco Morelli.«È nostro dovere valutare tutte le strade per verificare se è possibile completare un’operazione di mercato entro i termini stabiliti», ha detto ieri in un videomessaggio rivolto ai dipendenti del gruppo. «Allo stesso tempo – ha proseguito – siamo pronti a ricorrere tempestivamente a tutte le misure possibili per mettere in sicurezza la banca e far in modo che tutti gli stakelholder possano essere rassicurati sul fatto che la soluzione prescelta dia la possibilità alla banca di avere davanti a sè un percorso di crescita e stabilità nei prossimi anni».

Walter Galbiati

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