Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mps, avanti cartolarizzazione Npl e prestito ponte

Resta collegata all’aumento di capitale la cessione di sofferenze per 27,6 miliardi
L’aumento di capitale da 5 miliardi del Monte dei Paschi, resta direttamente e totalmente dipendente da un’altra operazione, altrettanto importante, che è la cessione di Npl per un valore nominale di 27,6 miliardi, con prestito ponte chiuso ieri sera con l’impegno di Jp Morgan, Mediobanca, HSBC e Credit Suisse (Citi è fuori). Questo vale sia nel caso di ricapitalizzazione sottoscritta dalla platea di investitori istituzionali e di risparmiatori, italiani ed esteri, sia che finisca a carico dello Stato in forma “precauzionale”. L’iniezione di fondi freschi per rafforzare il capitale del Monte, da chiudersi entro il 31 dicembre, non ha motivo di essere senza il contestuale deconsolidamento di questo gigantesco portafoglio di sofferenze: l’aumento di capitale, infatti, servirà a coprire il “buco” che si crea nel bilancio della banca conseguente alla vendita dei Npl a un valore più basso rispetto a quello riportato nei libri contabili della banca. Come da richiesta del Meccanismo Unico di Vigilanza-Bce.
Che ne è della cessione delle sofferenze, che deve marciare di pari passo con l’aumento di capitale? Stando a fonti bene informate, la struttura complessiva dell’operazione di mercato non cambia rispetto a quanto detto lo scorso 25 ottobre, in occasione della presentazione del piano industriale di Mps. Nel progetto di mercato mirato a «creare una banca patrimonialmente solida e con un ridotto profilo di rischio» il primo punto è e resta il deconsolidamento dal bilancio del portafoglio di crediti in sofferenza al 30 giugno 2016 (fino a €27,6 miliardi, fatto salvo il portafoglio sofferenze leasing pari a 0,9 miliardi, oggetto di cessione separata, e di posizioni non trasferibili per 0,4 miliardi) attraverso la cessione al veicolo di cartolarizzazione (Sec.Co) ad un prezzo pari a 9,1 miliardi di euro.
L’operazione di mercato decollata ieri prevede dunque la vendita di Npl in base al vecchio copione: un prestito ponte da 5 miliardi a coprire la tranche senior nella fase bridge della cartolarizzazione ed erogato da un sindacato di banche finanziatrici guidato da JP Morgan e Mediobanca (il bridge loan serve a traghettare il portafoglio dei Npl dal Monte al veicolo che emetterà i senior bond con garanzia pubblica Gacs nella cartolarizzazione prevista agli inizi del 2017); junior mezzanine notes per 1,6 miliardi a Quaestio Capital Management Sgr, per conto del fondo Atlante; una tranche senior Mezzanine bridge facilities, per un ammontare fino a 1 miliardo che potrebbe non servire, sottoscritta anche questa da Mps; l’assegnazione di junior notes agli attuali azionisti di Monte Paschi per un importo residuo che porterà l’ammontare totale a quota 9,1 miliardi. Il prestito ponte si rende necessario al 31 dicembre per consentire alla società-veicolo, che non si è ancora finanziata sul mercato emettendo le senior notes, di avere la liquidità necessaria per acquistare la parte del portafoglio di sofferenze che andrà poi cartolarizzata e “impacchettata” nelle senior notes garantite dal Tesoro con le Gacs. È soprattutto la cessione dei Npl al 31 dicembre che consente la creazione della Nuova Banca e l’emissione di Nuove azioni: tutto dipende dall’operazione “pulizia” del bilancio del Monte (che prevede anche un assorbimento di capitale più forte per i crediti incagliati che non verranno cartolarizzati, ma che possono trasformarsi in sofferenze).
L’aumento di capitale dovrà essere siglato il 31 dicembre con contestuale la cessione dei Npl, tanto per l’operazione di mercato quanto per la ricapitalizzazione precauzionale con intervento pubblico straordinario.
Cosa accadrà se invece del mercato, l’iniezione di fondi sarà a carico dello Stato e se dovesse scattare la ricapitalizzazione precauzionale? Sebbene JP Morgan abbia confermato la sua disponibilità a portare avanti il prestito ponte finanziato da privati, nel contesto di un intervento pubblico sul capitale è possibile che sia lo Stato stesso – per risparmiare – a occuparsi del “bridge loan”, nel caso in cui occorra un’operazione ponte in attesa della cartolarizzazione del 2017. In alternativa, l’intervento pubblico potrebbe prevedere la cessione del portafoglio di sofferenze a un fondo, che si occuperebbe della vendita dei Npl a terzi in un secondo momento oppure porterebbe avanti il recupero dei crediti, evitando la securitization.
La cessione e contestuale deconsolidamento dei Npl può prendere forme diverse: Unicredit ha deciso di smaltire molto velocemente il suo maxi-portafoglio di sofferenze con cessione a terzi senza asset-backed securities; per il Montepaschi invece si è ipotizzata la più grande cartolarizzazione di Npl di tutti i tempi, da 9,1 miliardi prevedendo le tre tranches più rischiose sottoscritte in via privata e una tranche senior (la più grande) da collocarsi sul mercato con emissione pubblica. Una terza via, quella della cosiddetta “bad bank” (anche se nel senso stretto della parola non si tratta di una vera e propria banca) è stata adottata da Irlanda e Spagna per il deconsolidamento di enormi portafogli di mutui ipotecari commerciali, prima dell’entrata in vigore della direttiva Brrd sul risanamento e risoluzione delle banche. Quale che sia la strada, tutto dipende dal prezzo di cessione: tanto più basso è il prezzo, (e la svendita è inevitabile quando il mercato ha il coltello dalla parte del manico a causa di tempi stretti e scadenze da rispettare) tanto maggiore è il buco e l’aumento di capitale che ne consegue.

Isabella Bufacchi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa