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«Mps autonomo, resterà a Siena con l’aumento Stato più lontano»

MILANO — L’aumento di capitale da 3 miliardi approvato ieri da consiglio di Mps presieduto da Alessandro Profumo, per quanto fosse atteso, ha scatenato una nuova ondata di vendite. Dopo il -7,5% di lunedì, ieri il titolo ha perduto il 5,93% a 0,18 euro. Il mercato considera plausibile uno sconto attorno al 40% e si riposiziona. Ma ci sono anche le reazioni politiche. A fronte di un commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, che oggi dovrebbe dare l’ok finale al piano di ristrutturazione e parla di «una buona notizia» c’è il sindaco di Siena, Bruno Valentini, che grida al «colpo di stato interno per cui la banca si libera di un proprietario che non è più assillante come un tempo. L’assemblea (il 27-28-30 dicembre, ndr ) non deve svolgersi prima che la Fondazione abbia ripianato i propri debiti». Se l’ente non riuscirà a vendere parte del suo 33,4% a uno-due soci forti con cui allearsi, non potrà né pagare i debiti né seguire l’aumento, e si ridurrà attorno al 5%.
«L’aumento avverrà nel primo trimestre, questa è la finestra temporale. Intanto andiamo in assemblea», dice Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps. Un punto di forza dell’aumento — secondo gli analisti — è l’integrale garanzia da parte di Ubs, Citi, Goldman Sachs, Mediobanca (global coordinator) e Barclays, Merrill Lynch, Commerbank, Jp Morgan, Morgan Stanley, SocGen come bookrunner (Ubs è anche advisor insieme con Mps capital services e con lo studio legale Linklaters). Le azioni saranno raggruppate 100 a 1 per evitare un prezzo da «penny stock» .
Il fatto che il consorzio garantisca il 100% dell’aumento esclude la nazionalizzazione, dottor Viola?
«Il contratto di pre-underwriting da parte di un cospicuo numero di banche d’investimento è un elemento che il consiglio non poteva non considerare favorevolmente. Le condizioni poste sono quelle tipiche di mercato. Ma la nazionalizzazione sarà scongiurata solo a ricapitalizzazione avvenuta» .
Finora solo Axa ha detto che seguirà l’aumento. Chi sottoscriverà ?
«L’auspicio è che unitamente ai tradizionali investitori istituzionali in Europa e nel mondo ci siano investitori stabili che ci accompagnino in questo piano di risanamento e rilancio che si concluderà nel 2017, e siano interessati alla banca e fiduciosi dei risultati del management» .
Ma che succede se la Fondazione Mps vota «no» all’aumento?
«Che l’aumento non esiste. Le conseguenze saranno variegate. Speriamo di non dovercene occupare …»
Ma che fine farà la Fondazione?
«Non sono in grado di rispondere. L’interesse di fondo del consiglio è dare una prospettiva a Mps come azienda indipendente e con direzione e congruo numero di dipendenti a Siena, che torni ad avere un solido capitale privato, che serva i clienti, sia un luogo confortevole in cui lavorare e remuneri i soci. Nella decisione ha inciso molto la responsabilità che abbiamo di fare di tutto per mantenere la banca a Siena e consentire al territorio di avere i benefici che, nonostante i sacrifici, la banca genera» .
Ma chi garantisce che la banca resterà autonoma e a Siena?
«Con l’aumento ci sono le condizioni perché rimanga a Siena e autonoma. La perdita di autonomia è certa con la nazionalizzazione».
È preoccupato del calo in borsa?
«Se guardiamo a diverse operazioni similari non mi pare un comportamento del tutto anomalo».
I tre miliardi rimborseranno parte dei Monti bond, a pagare la cedola e il consorzio. Vi resta da rimborsare più di un miliardo.
«Il piano di creazione di capitale da riduzione dell’attivo e autofinanziamento ci consentirà a fine 2017 aver rimborsato il 100% dei Monti bond. È un piano impegnativo ma credibile, che si basa su un recupero di produttività commerciale ed efficienza produttiva. Stiamo lavorando su tutti i fronti, specie sui costi e abbiamo ottenuto risultati al di là delle previsioni più ottimistiche» .
Ci sono rischi dalla revisione degli attivi e dagli stress test Bce?
«Le nostre politiche di accantonamento nel 2012-2013 sono sotto gli occhi di tutti. In funzione dei criteri scelti, vedremo il da farsi» .
Resta il nodo liquidità. Nel 2014 vi scadono 14 miliardi di emissioni .
«Dopo l’aumento cambierà il nostro merito di credito e avremo condizioni più favorevoli nel far fronte a queste esigenze».

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