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Mps, aumento a fine anno Il 24 ottobre il nuovo piano

Un mese di tempo in più per il piano di Banca Monte dei Paschi di Siena targato Marco Morelli. Cioè quanto basta per studiare le modalità migliori (vale a dire meno penalizzanti) per coinvolgere i titolari di obbligazioni subordinate, ma anche per non perdere la possibilità di effettuare l’aumento di capitale – che comunque sarà necessario nell’ordine dei 3 miliardi – entro la fine dell’anno, in una finestra temporale che potrebbe aprirsi anche il 5 dicembre, poche ore dopo la chiusura delle urne del referendum sulla riforma costituzionale.
Così ha deciso ieri il cda del Monte Paschi, riunitosi a Milano, il primo cui ha preso parte il nuovo consigliere delegato Marco Morelli. Alla presenza degli advisor finanziari, Jp Morgan e Mediobanca, il board si è nei fatti visto costretto a spostare al 24 ottobre l’approvazione del piano industriale (al nuovo ceo va dato il tempo di intervenire sul cantiere imbastito da Fabrizio Viola) ma soprattutto la struttura della ricapitalizzazione, che – come anticipato da Il Sole 24 Ore – molto probabilmente vedrà coinvolti anche i titolari di obbligazioni subordinate, che vedranno così convertire in azioni il proprio capitale.
«Alla luce della rapida evoluzione del mercato e delle indicazioni preliminari ricevute da investitori istituzionali sono stati avviati approfondimenti volti, tra l’altro, a recepire, nella struttura dell’operazione la possibilità di includere nel contesto dell’operazione un esercizio di liability management (ossia una offerta diretta a titolari di strumenti di debito emessi, o garantiti, dalla Banca, finalizzata alla loro conversione volontaria in capitale) secondo modalità ancora in fase di studio», recita una nota diffusa in serata dalla banca.
I bond subordinati
In parole povere, dai primi sondaggi effettuati sarebbe emersa la difficoltà da parte del mercato di digerire 5 miliardi di aumento cash (dopo gli 8 già raccolti negli ultimi tre anni), dunque, si starebbero studiando le modalità per coinvolgere gli obbligazionisti subordinati, sia istituzionali ma anche, non è escluso, retail: negli ambienti vicini al consorzio si punterebbe a rastrellare da questa circa 2 miliardi dalla conversione dei bond (formalmente «volontaria», anche se il prezzo potrebbe renderla quasi obbligatoria), in modo da alleggerire a 3 miliardi la quota di aumento cash.
L’agenda
Le tecnicalità verranno studiate nelle prossime settimane, visto che la nuova fisionomia della ricapitalizzazione finirà sul tavolo del Consiglio d’amministrazione il 24 ottobre prossimo (per ora non risultano altre riunioni in agenda, ma i consiglieri sono in pre-allerta), data utile affinché l’assemblea dei soci chiamata a votare l’operazione si possa tenere «entro la fine di novembre», ha comunicato ieri la banca.
Il mercato è nervoso e dunque la strada non è in discesa, ma a Siena si cerca di tenere il passo e di tenersi aperta la possibilità di effettuare la ricapitalizzazione entro l’anno. A costo di cozzare con un evento a cui il mercato sta guardando con particolare ansia, il referendum costituzionale fissato ieri al 4 dicembre; potenzialmente un’insidia – nel caso in cui la riforma dovesse essere bocciata, aprendo una nuova fase di instabilità politica – per la manovra del Monte, che però deve anche fare i conti con i diktat della Banca Centrale Europea. Francoforte, a meno di una moratoria, chiederà infatti un adeguamento ai nuoi requisiti Srep che arriveranno a fine anno, asticelle che diventeranno obbligatorie a partire dal 2017. Siena, che ha già dimostrato di essere sotto i requisiti minimi di capitale negli scenari ipotizzati dagli stress test, si troverà quindi anche per questo motivo di fronte alla necessità di adeguare i livelli patrimoniali entro tempi stretti.
L’adeguamento ai nuovi Srep si mescola in verità alle necessità di ricapitalizzazione conseguenti alla cartolarizzazione dei 27 miliardi di crediti in sofferenza, che di per sè comporterà un’erosione di capitale, vista la cessione dei crediti in perdita. Da qui la corsa per riuscire a chiudere l’aumento da 5 miliardi – che avrebbe una valenza risolutiva – entro l’anno.
Sul fronte della cessione dei non performing loans, va detto che in queste settimane gli advisor Fonspa e Italfondiario, rispettivamente per conto del fondo Atlante e di Jp Morgan, stanno proseguendo la due diligence dei portafogli di crediti. In teoria entro fine mese doveva essere varata la società veicolo, cui toccherà emetterà titoli senior, mezzanini e junior che permetteranno di deconsolidare i crediti dal bilancio. Possibile però a questo punto che tutto slitti in parallelo con la costruzione del piano industriale e dell’aumento di capitale. Mps, assistita da Lazard in qualità di consulente finanziario indipendente, ha del resto già firmato con il fondo Atlante il pre-accordo per l’acquisizione della tranche mezzanina da 1,6 miliardi.
La presidenza
Le prossime quattro settimane serviranno anche a individuare il nuovo presidente destinato a prendere il posto di Massimo Tononi, ieri dimissionario in cda. La nomina, infatti, sarà sottoposta ai soci in occasione dell’assemblea straordinaria di novembre, ma per arrivare in tempo il candidato dovrà essere individuato entro fine ottobre.
Ieri, in una giornata nera per le Borse e in particolare pe ri bancari, il titolo Mps è arrivato a toccare anche una crescita del 7% in parte sull’ voci di nuovi soci in arrivo dall’estero e in parte sui movimenti degli hedge, per poi tornare sui 20 centesimi. In chiusura, però, si è assestato su un più cauto aumento dell’1,43 per cento e di nuovo ai minimi: 19 centesimi.

Luca Davi
Marco Ferrando

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