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Mps, aumento da 3 miliardi con un maxi-sconto del 39% poi le nozze imposte dalla Bce

L’aumento di capitale da 3 miliardi del Monte Paschi, in partenza lunedì, avrà un prezzo di emissione di 1,17 euro. Lo ha stabilito dopo cinque ore un cda della banca senese con voto unanime. Il prezzo corrisponde a uno sconto del 38,9% sul valore teorico dell’azione dopo lo stacco dei diritti per aderire all’operazione. È stata scelta la parte bassa della forchetta stimata dagli advisor (35-40% di sconto), e la diluizione sarà superiore all’aumento 2014, quando lo sconto sul Terp fu del 35,5%. Saranno emesse 10 nuove azioni Mps ogni vecchia azione. Il Tesoro avrà così il 4%. In Borsa Mps ha proseguito la discesa verso i nuovi valori: ieri meno 3,05% a 9,38 euro, con un ribasso del 22% in dieci giorni. La giornata a Siena è iniziata con l’approvazione del prospetto di offerta della Consob. Anche se il documento sarà pubblicato solo stasera sul sito Mps — poco il tempo lasciato al mercato per studiarlo — saranno notevoli e ben evidenziati i rischi e le avvertenze: specie in materia creditizia (la banca ha 17 miliardi di crediti deteriorati), governance (il presidente Alessandro Profumo intende dimettersi nel mese di agosto), derivati (la Bce ha ordinato di chiudere la posizione da 3 miliardi con Nomura entro il 26 luglio), e ricerca di un partner, imposta sempre da Francoforte.

I diritti di opzione per sottoscrivere le nuove azioni Mps saranno esercitabili da lunedì al 12 giugno, e negoziabili in Borsa da lunedì all’8 giugno 2015. Entro fine giugno i diritti inoptati «saranno offerti in Borsa per almeno cinque giorni di mercato aperto». L’operazione, coordinata da Ubs, è tutta garantita da un pool di nove banche d’affari. Finora i sottoscrittori impegnati ad aderire all’aumento rappresentano il 14% del capitale: il 4,5% di Fintech, il 2% di Btg Pactual, il 3,7% di Axa, l’1,7% di Falciai, e metà del 2,5% di Fondazione Mps (che ancora non si è pronunciata). Tuttavia nel road show i manager senesi stanno proponendo l’operazione a tutti gli investitori istituzionali, dopo la pulizia del libro crediti da 5,7 miliardi nei conti 2014 e il ritorno all’utile netto (per 72 milioni) del primo trimestre 2015 dopo 11 rossi di fila.
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