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Mps, Attestor nuovo socio “Bond per un miliardo che convertiremo in azioni”

Il primo “azionista perno” del Monte dei Paschi si chiama Attestor Capital. Un fondo di investimento basato a Londra che in estate ha messo un miliardo nei bond subordinati della banca, mentre i loro prezzi crollavano. E che ieri, dopo aver preso visione del piano industriale con cui l’istituto cerca un tortuoso rilancio, ha deciso che a novembre li convertirà in azioni. Fonti vicine ad Attestor fanno sapere che l’investimento in subordinati Mps è «di poco inferiore al miliardo di euro », e che, presa visione del piano di rafforzamento patrimoniale fino a 5 miliardi presentato ieri dall’ad Marco Morelli, il fondo intende convertirli e supportare nel lungo termine la banca, diventando da dicembre socio a due cifre percentuali. L’offerta di conversione volontaria dei 5 miliardi di subordinati in azioni riguarderà «tutti, quindi anche i portatori al dettaglio», come ha detto ieri Morelli, riferendosi ai 2,1 miliardi scadenza 2018 in mano ai correntisti Mps, balzati del 4,5% ieri a 71,88 sulla pari. Le stesse fonti aggiungono che Attestor rappresenta anche altri portatori di subordinati Mps, sempre istituzionali, e in occasione dell’aumento di capitale – che Morelli ha detto di voler lanciare «nei primi 7-8 giorni di dicembre» – potrebbe puntare anche altri soldi su Siena, direttamente in azioni.
Attestor gestisce diversi miliardi di dollari, con focus in Europa e una focalizzazione sulle banche, come mostra l’intervento nel 2015 come investitore perno nelle ricapitalizzazioni delle banche greche, e in un altro istituto europeo. La discesa in campo di Attestor, e dei fondi sodali che dovrebbero essere Bybrook Capital, Centerbridge, Eton Park, Eyck Capital, apre le danze che vedranno nelle prossime tre settimane gli interessati a un ruolo forte a Siena fare le loro mosse. Tra questi si prepara la cordata di Corrado Passera, con una manciata di fondi che sembrano poter investire 2,5 miliardi: domenica sembravano fuori gioco ma vi sono rientrati ieri notte, dopo che sono caduti alcuni veti che con vivaci scambi epistolari i consulenti finanziari Mps (Jp Morgan, Mediobanca, Lazard) avevano posto all’ex ad di Intesa Sanpaolo poi ministro. «Massima apertura a considerare chiunque possa dare un contributo all’operazione e al rafforzamento patrimoniale», ha detto Morelli. Anche la formulazione “aperta” della delibera dell’assemblea che il 24 novembre voterà l’operazione – con parte dell’aumento in diritto di opzione ai vecchi soci – lascia uno spiraglio a Passera. Ma al momento le distanze con la cordata di Atlas, Warburg Pincus, Bc, General Atlantic restano sulla perizia chiesta su conti e crediti Mps, e sulla cessione dei 27 miliardi di sofferenze, che Morelli tratta con il fondo Atlante grazie al prestito ponte di Jp Morgan, mentre Passera vuole distribuirle ai soci. Per ora il mercato si esercita sui dati del piano ufficiale, che prevede un utile di 1,1 miliardi nel 2019 ma nessun dividendo ai soci. Per questo, oltre che per le prese di beneficio dopo il +100% dell’azione in sei giorni, in Borsa dopo il piano Mps è passata da un +20% a -15%, a 0,29 euro.

Andrea Greco

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