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Per Mps attesa finita: in arrivo l’ok di Bruxelles al salvataggio

Dopo sei mesi d’attesa, per Mps le prossime ore potrebbero essere quelle della svolta. Oggi, o al più tardi domani, è infatti atteso l’ok ufficiale della Commissione europea al piano di ricapitalizzazione precauzionale che un mese fa aveva ottenuto l’«accordo di principio» con le autorità Ue. A quanto risulta, il nuovo piano industriale al 2021 dovrebbe infatti essere autorizzato dalla Dg Competition nella sua forma definitiva. Un disco verde che permetterà alla più antica di accedere a una ripatrimonializzazione stimata attorno a 8,1-8,2 miliardi di euro.
A breve si capirà dunque se le carte che sono state inviate dalla banca nei giorni scorsi avranno subito modifiche o, come si confida negli ambienti vicini alla banca, l’intero piano di ristrutturazione sarà stato approvato come da attese. A sbloccare la situazione è stata soprattutto la proposta del fondo Atlante 2 che è stata approvata la scorsa settimana dal Cda della banca: con un esborso da 1,6 miliardi di euro, il fondo si è candidato ad acquistare le tranche junior e mezzanina emesse dal veicolo Spv che cartolarizzerà circa 27 miliardi di euro di crediti deteriorati (più 2 di leasing) della banca, mentre la tranche senior da 3,3 miliardi verrà offerta agli investitori grazie al supporto della garanzia statale Gacs. Così facendo, Siena si libererà di colpo dell’intero fardello di deteriorati a un prezzo al 20,5% del valore originario.
Il gap di capitale che nasce dalla cessione e che serve a riportare i ratio in equilibrio, pari a circa 8,1-8,2 miliardi, verrà coperto con un contributo pubblico da circa 6 miliardi, mentre la parte rimanente arriverà dal coinvolgimento di azionisti e detentori di bond subordinati. Per i bond holder retail vittime di vendita fraudolenta è previsto un rimborso, sulle cui modalità si attende il decreto del Governo.
Tema di rilievo sarà quello legato agli esuberi. Rispetto agli attuali 25mila dipendenti, sono previste circa 5-6mila uscite, che però dovrebbero essere gestite tramite il fondo esuberi. Previsto un intervento significativo anche sulle filiali, che dovrebbero ridursi di circa 400 rispetto alle 1.860 attuali. A tal proposito, proprio per oggi è previsto un incontro tra i sindacati e il Ceo Marco Morelli che, insieme al Cfo Francesco Mele, ha lavorato alla definizione del piano.
Di fatto con l’ok della Commissione la parola passerebbe al ministero dell’Economia per avviare davvero il percorso che dovrà portare al risanamento di Rocca Salimbeni e al suo ritorno in Borsa. Percorso, questo, scandito da due provvedimenti principali: il primo è quello che fa scattare l’aumento di capitale con i fondi pubblici, che alla luce delle ultime limature potrebbero attestarsi poco sotto quota 6 miliardi di euro. La mossa porterà il Tesoro a diventare l’azionista di larga maggioranza del Monte, con una quota che dovrebbe oscillare intorno al 70% e porterà sopra gli 11 miliardi l’impegno iniziale dello Stato per gestire la situazione delle banche in difficoltà (si veda anche Il Sole 24 Ore del 29 giugno). Il provvedimento che di fatto mette il Tesoro al timone di Rocca Salimbeni dovrebbe arrivare circa quattro settimane dopo il via libera definitivo della Ue alla ricapitalizzazione precauzionale: in quest’ottica, è probabile che il ritorno del titolo in Borsa slitti a dopo la pausa estiva.
Il secondo provvedimento è quello chiamato a disciplinare il meccanismo dei rimborsi ai piccoli investitori titolari di obbligazioni subordinate. Sul punto è stato serrato il confronto con le autorità europee, per definire i confini della vendita fraudolenta (misselling) che dà diritto all’indennizzo. Ed è possibile che proprio dalla limatura di questo capitolo sia scaturito il quadro definitivo dei numeri che alleggerisce un po’ rispetto alle attese iniziali l’impegno dello Stato.

Luca Davi
Gianni Trovati

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