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Mps, assemblea in bilico Ultima chiamata per i soci

A ieri mancava un pugno di titoli, poco meno del 3% del capitale, per il raggiungimento del quorum del 20% per la validità dell’assemblea straordinaria di Mps di dopodomani che dovrà varare l’aumento da 5 miliardi di euro. Ma data la polverizzazione dell’azionariato dopo le montagne russe del titolo in Borsa nelle ultime settimane, non è facile rintracciare materialmente gli azionisti. Se non si raggiungerà l’adesione minima, l’intero piano di salvataggio orchestrato da Jp Morgan e Mediobanca e affidato all’amministratore delegato Marco Morelli verrà messo in discussione. A oggi, non si sa ancora con quali conseguenze. L’assemblea potrebbe slittare a fine dicembre-inizio gennaio, oppure potrebbe partire un Piano B ancora dai contorni non definiti (si parla di una conversione forzosa dei bond subordinati o di una garanzia statale alla ricapitalizzazione). Ma bisognerà anche sentire la Bce, che ha in corso un’ispezione sui crediti. L’incertezza è stata percepita in Borsa, con Mps sceso di un altro 4% a 0,23 euro.

Oggi sarà un’ennesima giornata decisiva, l’ultima in cui il proxy advisor Morrow Sodali — incaricato dalla banca senese — è di fatto in condizione di raccogliere le deleghe di voto presso gli investitori internazionali. Tra oggi e domani si lavorerà piuttosto per raccogliere le deleghe in Italia, presso i circa 250 mila piccoli soci che rappresentano il 70% dell’azionariato. Il resto del capitale è sparso tra investitori mordi e fuggi — arbitraggisti, hedge funds — e gli investitori stabili presenti all’ultima assemblea ovvero Tesoro (4%), Axa (3,1%), Alessandro Falciai (1,8%), Fintech Advisory (1,5%), Fondazione Mps (1,3%), le coop (circa 1,3% in totale): tuttavia non tutti i soci «core» avrebbero la stessa quota, o perché l’hanno limata o perché avrebbero prestato i titoli per copertura e non sarebbero riusciti a ricomprarli sul mercato in vista del voto.

A complicare lo scenario è il fatto che tecnicamente la delega da sola non basta: serve anche la comunicazione della partecipazione che ogni cliente-socio deve fare inviare dalla propria banca a Mps. E non è detto che deleghe e comunicazioni combacino per tutti. Dunque avere raccolto di per sé oltre il 20% delle deleghe non serve ad assicurare il quorum.

È possibile che i soci arrivino personalmente a Siena in assemblea. La conta finale si farà lì. «Siamo più fiduciosi di ieri sul quorum, anche se il 20% non è ancora stato raggiunto», ha detto ieri un consigliere all’uscita del board, l’ultimo presieduto da Massimo Tononi. In ogni caso l’assemblea si costituirà in sede ordinaria, per eleggere Falciai al vertice.

Intanto la Consob potrebbe chiedere a Mps ulteriori informazioni, da fornire prima o durante l’assemblea, sull’interesse raccolto nella fase di pre-marketing, in particolare sull’anchor investor (ci sono contatti con il fondo sovrano del Qatar, Qia, che potrebbe investire 1 miliardo) e sulla conversione dei bond subordinati, per i quali si registra interesse presso investitori istituzionali .

Fabrizio Massaro

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