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«Su Mps aspettiamo il piano del mercato»

Parola al mercato. Come fosse una partita a poker il governo continua a tenere le carte coperte. Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è nel mercato che deve nascere la soluzione ai problemi del Monte dei Paschi di Siena. E solo quando verrà fuori il governo deciderà cosa fare, senza escludere alcuna possibilità. L’obiettivo, per Padoan, è «salvaguardare la stabilità finanziaria» e «la protezione dei risparmiatori». Se fossero messe in dubbio si potrebbe ipotizzare anche un intervento a sostegno della ricapitalizzazione. Al momento, però, non è ancora maturato un orientamento preciso del governo. Neanche sulla partecipazione all’aumento di capitale al quale lavora la banca senese, dove il Tesoro ha una quota del 4%, che potrebbe diluirsi ancora se la soluzione di mercato funzionasse.

«Il sistema bancario italiano – ha detto ieri il ministro alla Camera – è in grado di implementare soluzioni di mercato efficaci e sostenibili di fronte a eventuali fabbisogni di capitale e di smaltimento delle sofferenze». Esattamente lo scenario che si prefigura per il Monte, a cui la Bce ha chiesto di vendere 10 miliardi di sofferenze aggiuntive, e che attende i risultati degli stress test di domani sapendo che evidenzieranno l’esigenza di nuovo capitale. Il piano della banca senese, che prevede una ricapitalizzazione fino a 5 miliardi e la cessione dei crediti deteriorati al fondo Atlante, è al vaglio della Bce, dalla quale si attende una decisione entro la fine della settimana.

Per ora il governo ha messo sul piatto una garanzia pubblica sulla cessione delle sofferenze e l’accelerazione delle procedure che consentono alle banche di recuperare i crediti difficili. Un gruppo di banche straniere sta provando a costituire un consorzio di garanzia e collocamento sull’aumento di capitale del Monte, ed il governo si augura sia sufficiente a puntellare l’operazione. Se lo Stato dovesse scendere direttamente in campo, sottoscrivendo per esempio un eventuale ed ampio inoptato, c’è il rischio di cadere negli aiuti di Stato, e quello di far scattare le regole del bail-in, con il sacrificio di azionisti e obbligazionisti, che l’esecutivo vuole evitare, sfruttando tutti i margini di flessibilità delle regole Ue.

Il peso delle sofferenze non è un problema solo per Siena, ma per tutto il sistema italiano, nonostante la copertura, come sottolinea uno studio del Tesoro, siano tra le più alte in Europa. Insieme alla Brexit le difficoltà del credito rischiano di pesare pure sulla crescita. Padoan ha confermato che a settembre il governo rivedrà al ribasso le previsioni di crescita del pil, ferme al +1,2% per il ‘16 e +1,4 per il ‘17. L’agenzia di rating Fitch lo ha fatto ieri, riducendo allo 0,8% quest’anno e all’1% il prossimo l’incremento atteso del pil.

Mario Sensini

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