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Mps, in arrivo i decreti Lo Stato fra il 55 e il 70%

È atteso un iter breve per i due decreti dell’Economia che devono accendere il motore operativo della ricapitalizzazione precauzionale di Monte dei Paschi. La strada fra il ministero e la firma del Quirinale passa dall’esame in Corte dei conti, che non dovrebbe però togliere più di qualche giorno all’emanazione. La data limite segnata sui calendari degli addetti ai lavori è quella dell’11 agosto, termine oltre il quale non si può andare per non sforare i tempi fissati dalla Bce, ma il ritmo dovrebbe essere decisamente più rapido.
La coppia di decreti, del resto, deve muoversi all’interno del quadro disegnato fin nei dettagli dal decreto salva-risparmio di dicembre e dai piani per la ricapitalizzazione negoziati con Bruxelles e Francoforte. Il primo decreto deve indicare prima di tutto i parametri per la ricapitalizzazione a cui il Tesoro dedicherà 3,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 1,5 miliardi per il riacquisto dei bond subordinati. Sul dossier sono al lavoro gli advisor di Deloitte per gli aspetti finanziari e i professionisti dello studio Orrick per quelli legali.
Il provvedimento, che porterà il ministero dell’Economia in cima all’elenco di azionisti di Rocca Salimbeni, fissa le indicazioni chiave anche in vista del ritorno in Borsa del Monte, atteso in autunno. Anche perchè di fatto la road map è oramai tracciata. Una volta realizzato l’aumento di capitale, i titoli della banca, insieme a tutti gli strumenti finanziari, torneranno ad essere quotati regolarmente sul mercato. A quel punto l’attuale Consiglio di amministrazione, oggi presieduto da Alessandro Falciai, si dovrebbe dimettere, con un atto che – pur non essendo obbligato – permetterà al nuovo azionista di maggioranza di essere rappresentato adeguatamente nel board. Il nuovo Consiglio (i cui componenti dovrebbero assottigliarsi a 7 o 9) verrà nominato da una assemblea straordinaria che, se i tempi verranno rispettati, potrebbe essere ragionevolmente convocata per ottobre.
Sotto il profilo dell’assetto proprietario, la quota che resterà nelle mani del Tesoro alla fine dell’operazione dipende dal burden sharing, cioè dal costo a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati oggetto del secondo decreto. Per gli investitori retail, le regole decise sotto Natale prevedono lo scambio fra le azioni figlie della conversione forzata dei bond subordinati e nuove obbligazioni ordinarie emesse dal Monte. Ad acquistare le azioni oggetto di questo scambio – i cui valori saranno definiti dal decreto a valle di una perizia che è in atto – sarà il ministero dell’Economia, che sottoscriverà le azioni di nuova emissione a uno sconto del 25%. All’inizio, quindi, in portafoglio al Tesoro dovrebbe finire una quota intorno al 55% del “nuovo” Monte. Poi, a seconda delle richieste di rimborso, la quota in mano allo Stato potrebbe salire fino al 70%. L’attesa, del resto, è quella di un’adesione ampia all’offerta di bond senior, disciplinata dal secondo decreto per individuare i titolari di obbligazioni che non sono qualificati come investitori professionali e sono stati oggetto di possibili vendite fraudolente. L’operazione interessa da vicino i circa 40mila piccoli investitori che nel 2008 hanno acquistato allo sportello della banca l’emissione Upper Tier II: i bond come detto saranno anzitutto convertiti in azioni, e in seconda battuta i possessori avranno a possibilità di aderire all’offerta di scambio delle stesse in bond ordinari dell’emittente, garantiti dallo Stato e più tutelati dei titoli junior. Al tema, comunque, i piani come detto dedicano 1,5 miliardi, a prova dell’ampio raggio d’azione dell’offerta in arrivo.

Luca Davi
Gianni Trovati

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