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Mps apre sul piano: pronti a migliorarlo

La novità erano i conti dei primi sei mesi, ma l’attenzione inevitabilmente concentrata sul negoziato con la Commissione europea, da cui il Monte dei Paschi aspetta il via libera al piano di ristrutturazione con annessi Monti bond, decisivi per il futuro della banca. Bruxelles nei giorni scorsi ha detto (e scritto) che servono misure più drastiche e ieri l’ad di Mps Fabrizio Viola ha risposto che «siamo a disposizione e pronti a recepire indicazioni volte a migliorare il nostro piano industriale sotto forma di ristrutturazione». Niente di più, per ora, ma la sensazione è che a Siena si stia già lavorando per qualche ritocco, non solo formale («Da settembre qualche informazione in più l’avremo – ha aggiunto Viola – e cercheremo di darla con tempestività al mercato»), ragionevolmente sui tre pilastri su cui poggia il piano presentato a giugno: il contenimento dei costi, la cessione di asset e la riduzione delle filiali.
Quel che è certo, comunque, è che «il piano di ristrutturazione non è messo in dubbio dall’Ue», ha aggiunto il cfo di Mps, Bernardo Mingrone, illustrando la semestrale in conference call agli analisti. Alla banca, ha sottolineato, è stato chiesto di «migliorarne alcuni aspetti», ma l’impianto in sé resta valido e dunque l’istituto può continuare a lavorare non solo sul presente ma anche sulle prossime tappe del processo di risanamento. Un processo che avanza, come dimostra la semestrale approvata ieri dal board di Rocca Salimbeni, ma che continua a presentare le sue difficoltà: un anno fa la semestrale si era chiusa con perdite per un miliardo e mezzo per le maxi-svalutazioni, quest’anno si sono ridotte a 380 milioni, ma comunque 100 in più di quelle previste dagli analisti.
A pesare sui conti, c’è anzitutto il crollo del margine di intermediazione (-35,2%), che ha ridotto il suo contributo al conto economico di quasi 600 milioni a causa della riduzione degli impieghi ma anche degli interessi pagati sui Monti bond, pari a 152 milioni. Così, il miglioramento delle commissioni (+1,4% su base annua) e la sforbiciata del 10,5% dei costi (un trend che dovrebbe essere mantenuto nel secondo semestre, ha assicurato Viola) passa in secondo piano nei conti, che peraltro nel secondo trimestre hanno visto salire il rosso a 279,3 milioni, dopo i 100,7 del primo. Tra le notizie positive, il rafforzamento del patrimonio, con il Core Tier 1 all’11% a fine giugno (8,9% al 31 dicembre scorso), compresi i Monti bond, e – soprattutto – l’aumento della raccolta (+1,3% rispetto a marzo e +3,3% su giugno 2012), per Viola «la conferma matematica che la banca é riuscita a superare brillantemente questo difficile momento».
Più in generale, per l’ad «la semestrale conferma l’efficacia delle azioni prioritarie messe in campo in questi mesi», dal miglioramento del profilo patrimoniale e finanziario del bilancio della banca all’efficientamento operativo, «un passaggio importante per il piano di risanamento che stiamo attuando da dodici mesi». Pesante il conto delle rettifiche sui crediti – 1,02 miliardi, con un incremento del 22,7% rispetto a giugno 2012, con un’incidenza del secondo trimestre dell’anno pari a circa 545 milioni (+12,5%) –, ma in compenso il più sembra fatto, se è vero, come ha dichiarato Viola, che l’ispezione della Banca d’Italia sui crediti anomali «si é chiusa nel primo semestre» e che «tutto quello che é stato riscontrato nell’ispezione é stato recepito nel bilancio».
Tornando al piano, in attesa di apportare le correzioni chieste da Bruxelles il Monte lavora sugli obiettivi fissati nel 2012: in particolare è stato raggiunto il 90% del target triennale di chiusura filiali (360 su 400 previste) ed é già stata pianificata per settembre la chiusura delle restanti 40 unità, mentre ieri il cda ha concesso una trattativa in esclusiva ad Accenture e Bassilichi per definire un accordo per la cessione delle attività di back office.

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