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“Mps aperto a fusioni all’estero o in Italia”

Con l’1,7% nel Monte dei Paschi, Alessandro Falciai, “imprenditore di sviluppo” (dice di sé) conta di sviluppare nel tempo il valore della quota. Anche tramite una rappresentanza nel cda senese, al voto il 16 aprile, di almeno tre consiglieri: lui stesso e due avvocati esperti di fusioni societarie. Un segnale chiaro: «La banca dovrà gestire al meglio, in termini strategici e tattici, la fase di M&a che seguirà l’aumento. Fosse anche di transizione, il prossimo sarà un cda importantissimo: invito tutti i soci a depositare le azioni entro il 1° aprile e a venire in assemblea ».
Perché ha investito in una banca che ha scottato tanti, tra cui gli Aleotti, imprenditori e toscani come lei?
«Ritengo che Mps celi un valore inespresso importante, che non ha saputo estrinsecare. Così dall’ultimo aumento ho comprato poco meno del 2%, a prezzi medi inferiori all’emissione (1,54 euro, oggi la banca quota a 0,59, ndr).
Non è una posizione speculativa mordi e fuggi, ma un investimento a lungo termine: intendo seguire l’aumento e rimanere nella banca come investitore stabile: anzi sono abbastanza sorpreso di essere tra i pochi a investirci».
Che valore inespresso ha una banca che in quattro anni ha perso 14 miliardi?
«Già solo queste perdite, se Mps tornasse in utile, sarebbero riportabili a livello civilistico, e il valore attualizzato dei benefici fiscali correlati supera i 3 miliardi della capitalizzazione. Inoltre Mps ha un marchio molto forte, senza il quale non avrebbe superato questi anni tempestosi. Aggiungiamo che il management in un triennio ha realizzato una ristrutturazione di filiali, costi e crediti che rende la banca più efficiente di molte rivali».
Entrerà nel cda tra venti giorni. Con che scopo?
«Credo si debba far emergere, con una comunicazione più efficace all’interno e all’esterno di Mps, il grande potenziale di recupero, facendo capire che s’è chiusa una pagina. Altro elemento da trasformare in forza è la scarsità di investitori istituzionali: c’è spazio, con un road show, per tornare a coinvolgerli ».
Quelli coinvolti un anno fa finora perdono il 61%…
«Anche per questo il prossimo cda dovrà dare un’immagine di freschezza e motivazione, per consentire ai manager di finire la ristrutturazione. E anche per questo il cda dovrà dare un contributo perché l’aumento 2015 sia meno diluitivo possibile».
Molti già vedono l’incorporazione di Mps in un altro gruppo. Che ne pensa?
«È molto probabile che si apra una fase di fusioni, anche grazie alla positiva riforma del governo sulle popolari. Io spero in uno spettro di opzioni a larga banda per Mps, sia con candidati stranieri che pos- sano farne la loro provincia italiana sia con operatori domestici in grado di spuntare più sinergie».
Tipo Ubi?
«A priori non scarterei nessuno. Se Ubi si fa avanti la valuteremo come le altre, a tutto tondo».
Le sue attività hanno sinergie o conflitti con Mps?
«Il mio gruppo Millenium è articolato in immobiliare, private equity (biotech, staminali, cantieri Mondo Marine), e partecipazioni come Mps, Fiat, Gazprom. Non ho posizioni di conflitto né finanziamenti con Siena».
Lei viene dalle torri tv: nel 2000 fondò Dmt, poi ceduta a Ei Towers. Le piace l’Opa su Raiway?
«Intanto noto il mercato delle torri oggi realizza gli scenari da noi disegnati 10 anni fa, quando Dmt fece offerte per le torri Rai, Telecom, Wind, Mediaset, ricevendo dinieghi da tutti perché non volevano condividerle. Detto questo l’Opa di Ei Towers ha due problemi. Primo, è meglio se gli azionisti non sono broadcaster, come in Spagna e Francia. Secondo, il mercato delle torri Tv è maturo, non cresce: e come già Abertis con Wind, Ei Towers dovrebbe puntare alle torri tlc: tra pochi anni la banda larga passerà da torri tlc cablate».
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