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Mps, ancora scintille in Borsa Ma a vendere non è la Fondazione

Due giorni sulle montagne russe come forse non si era mai visto su Mps, nonostante la volatilità delle quotazioni della banca senese. Dopo l’impennata del 19% di mercoledì, le azioni Mps hanno continuato a salire anche ieri in apertura, anche dell’11% ad oltre 0,23 euro, fino a quando poco dopo le 10 la Fondazione Mps non ha smentito — su richiesta della Consob — le indiscrezioni che la vedevano venditrice dell’8% al fondo hedge americano Och-Ziff, come parte del progetto di collocamento di buona fetta del suo 31,48% per ripagare i 300 milioni residui di debiti. Anche il fondo Usa ha dichiarato che «non ha comprato l’8%». Solo allora in Borsa è cominciata una brusca frenata, sempre tra enormi volumi, per terminare in calo dell’1,77% a 0,2161 euro. In due giorni è stato scambiato quasi il 30% del capitale. 
Ad operare, secondo gli osservatori, sarebbero stati innanzitutto gli investitori allo scoperto, per un totale di circa 6-7% di posizioni short ricoperte. Fra i più significativi, i fondi Egerton e la società di trading Susquehanna International hanno parzialmente ridotto le posizioni nette corte per un complessivo 0,26%. Secondo altri osservatori, del 12,4% movimentato mercoledì solo un terzo sarebbe «attività direzionale», ovvero titoli effettivamente passati di mano, mentre il resto sarebbe stato trading, cioè posizioni aperte e chiuse in qualche ora.
Del rialzo di ieri avrebbe approfittato comunque anche l’ente presieduto da Antonella Mansi per cedere una piccola parte delle azioni (si parla di qualche decimo di punto, sotto l’1%). Palazzo Sansedoni da gennaio sta effettuando limitate vendite sul mercato e ha già ridotto di oltre il 2% la sua quota, ieri confermata al 31,48% (dato al 5 marzo).
Il mercato mostra comunque di credere che presto la partita dell’azionariato del Monte si sistemerà, anche se fonti senesi chiariscono che una firma non è vicina. Piuttosto che su un unico acquirente del 20% circa di Mps, si scommette che la Fondazione — assistita da Lazard — possa vendere a due-tre soggetti rimanendo poi (post aumento di capitale da 3 miliardi di metà maggio) con il 4-5% circa. Le indiscrezioni indicano tra i soggetti esteri al tavolo delle trattative Qadic, joint venture tra il governo del Qatar e il fondo sovrano di Abu Dhabi, Ipic (quest’ultimo già dentro Unicredit con il veicolo Aabar). L’indiscrezione su Och-Ziff sarebbe invece nata dal fatto che il fondo sarebbe stato uno dei principali compratori (per 75 milioni) del bond Fresh che l’ente Mps ha venduto nei mesi scorsi per 90 milioni totali. E potrebbe anche essere uno degli interlocutori attuali di Palazzo Sansedoni, anche se non ci sono conferme. Ad alimentare la corsa del titolo sarebbe stato anche il recupero dello spread btp/Bund, sceso sotto quota 180 punti, che avvantaggia il Monte, carico di circa 20 miliardi di titoli di Stato.
Sull’aumento da 3 miliardi che l’istituto presieduto da Alessandro Profumo si appresta a varare pesa un’altra mossa della Fondazione: la causa al pool di banche che ha finanziato l’ente per 600 milioni nella ricapitalizzazione del 2011. Tra le banche citate (Jp Morgan,Barclays, Bnp Paribas, Credite Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Natixis, Rbs, Unicredit, Banca Imi) ne compaiono diverse che dovrebbero far parte del consorzio di garanzia di Mps, e che ora, secondo alcune letture, potrebbero incontrare difficoltà ad operare con Siena.

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