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Mps in alto mare Jp Morgan contro Atlante e Passera aspetta al varco

Il garbuglio Mps è ben lontano dall’essere risolto.
Dietro le quinte i consulenti della banca come di un malato molto grave. Davanti, l’azione senese scende ancora: -3,3% ieri fino a 17 centesimi, minimo storico (dal 1472 si presume). Jp Morgan e Atlante si stanno scannando sui dettagli del prestito ponte per cedere 10 miliardi di sofferenze Mps: la banca Usa vuole più controllo sui processi della cartolarizzazione, il fondo titanico, che compra a 27 cent quei crediti su cui Jpm si espone a 18, s’impunta. Sul fronte dell’aumento le banche attive sul consorzio fanno capire a Rocca Salimbeni che non potrà raccogliere più di 1,5 miliardi sul mercato (altro che i 5 sparati d’estate): il resto spetterà agli obbligazionisti, da convertire in azioni “spintanemente”, e ai famigerati soci perno. Di questi però si vedono le ombre, niente più. Il governo, che ad onta delle dichiarazioni è in campo a fianco degli advisor, tesse trame con il fondo del Qatar (sarà la culla wahabita dell’islam radicale il pilastro della terza banca italiana?) e fondi sovrani cinesi.
In seconda fila scrutano le cooperative di Unipol, con una banca da piazzare, e il finanziere per molti usi Andrea Bonomi.
Dall’altra parte del fiume c’è poi Corrado Passera. In questa fase l’ex banchiere di Intesa Sanpaolo poi ex ministro ed ex candidato sindaco di Milano tace ma chi lo conosce ritiene che non abbia sotterrato l’ascia sulla sua strada verso Siena. I due fondi americani con cui si era accordato a luglio sarebbero Bc Partners e Warburg Pincus grandi nomi per lui disposti a mettere la gran parte dei 3 miliardi su cui far ruotare la ricapitalizzazione; i detrattori dicono che soldi veri, anche lì, non ce n’è ancora. Passera, nel ruolo di chi attende al varco, crede che sarà richiamato dagli stessi che due mesi fa ne hanno fermato il viaggio verso il cda di Mps, a esporre i progetti.
L’agenda ufficiale della banca è: piano il 24 ottobre, assemblea e conversione bond a novembre, aumento forse già il 5 dicembre, l’indomani del referendum costituzionale. Ma presuppone un allineamento sensazionale di astri, in assenza del quale varrà l’agenda forzata: purga dei bond e poi ricapitalizzazione di Stato.

Andrea Greco

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