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Mps alla prova della conversione

Domani nuova riunione del board – Consob: ricevuta solo un’informativa sommaria
Tempi stretti per riaprire l’offerta di conversione in azioni del bond da 2 miliardi in mano a 40mila sottoscrittori retail.
Il Cda del Monte dei Paschi è convocato per domani per valutare la fattibilità dell’operazione di mercato, mentre i riflettori sono anche sulla Consob che si dovrebbe pronunciare sulle modifiche del prospetto che punta ad allargare la platea dell’offerta superando i vincoli della cosiddetta “adeguatezza bloccante”. Un regime della direttiva Mifid utilizzato da Mps nel primo lancio dell’offerta e per cui a un risparmiatore con un determinato profilo di rischio è impedito in partenza di acquistare azioni della banca.
Tuttavia, per ora, su questo fronte regna incertezza. Fonti vicine alla Commissione che vigila sulla borsa e sui mercati indicano che «ad oggi la Consob ha ricevuto soltanto una informativa preliminare e sommaria sul cda di domenica». Inoltre il Cda, convocato per domani, attende semprela risposta ufficiale (quasi sicuramente negativa) della Bce alla richiesta di una proroga per avviare l’operazione di ricapitalizzazione.
Di fronte a questa «impasse» sul fronte autorizzativo, Jp Morgan e le altre banche che stanno lavorando all’operazione sarebbero pronte a tentare la carta di un collocamento-lampo di azioni, rivolto a investitori istituzionali che, auspicabilmente, si vorrebbe far partire questa settimana e chiudere in pochi giorni. Proprio da questo pool bancario è venuto tuttavia a mancare il fondamentale appoggio di garanzia sull’inoptato, a dimostrazione che la difficoltà di esecuzione dell’operazione resta altissima.
Nel frattempo, l’operazione viene monitorata con attenzione da Bruxelles. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis continua a essere coinvolto nelle discussioni con le autorità italiane.
Dalla Ue arriva una posizione di attesa. Su Monte dei Paschi di Siena sta all’Italia decidere. «Stiamo aspettando le loro mosse, per adesso non è cambiato nulla rispetto alla situazione precedente. Da quello che sappiamo ci muoviamo ancora nel campo della ricerca di capitali nel settore privato» hanno riferito fonti della Commissione europea, lasciando capire che l’esecutivo Ue non ha preclusioni di principio su altri scenari che rispettino le regole europee.
Ovviamente le incognite restano numerose. Il piano dovrebbe cercare infatti di risolvere in meno di tre settimane (con le feste natalizie di mezzo) quanto non è stato possibile fare in diversi mesi. I riflettori restano puntati sui 40mila risparmiatori che dovrebbero contribuire con 2,16 miliardi di subordinati, da andare a sommare al miliardo raccolto dagli istituzionali. La tesi di chi spinge per questa soluzione è che se ci fosse un intervento dello Stato, i bond subordinati verrebbero comunque convertiti in azioni, ma in perdita e non a un prezzo più vantaggioso come quello attuale. Una tesi che tuttavia dovrà prima di tutto avere il via libera della Consob e che, in secondo luogo, potrebbe aprire a una querelle tecnico-giuridica. Insomma, troppe variabili da sistemare in così poco tempo, tre settimane circa durante le quali sarà necessario andare a contattare i 40mila risparmiatori bondholder retail.
Ma come in un finale-thriller che si rispetta, l’altro grande nodo da sciogliere non è solo quello dei 40mila retail, ma anche quello di uno degli investitori professionali più sofosticati al mondo, che dovrebbe partecipare alla ricapitalizzazione con un miliardo di euro, in modo da consentire che tutta l’architettura stia in piedi: cioè il fondo sovrano del Qatar Qia. La speranza dei manager di Mps e dei loro advisor è che il Qatar (come altri grandi investitori come Paulson e Soros) possa confermare la partecipazione. Ma restano grandi dubbi sul futuro coinvolgimento di Doha, anche se il quadro politico ha avuto una schiarita con la nomina di un nuovo esecutivo. Sullo sfondo, sempre più concreta ogni giorno che passa, resta la possibilità di un intervento dello Stato, indirettamente come garante oppure direttamente nel capitale: soluzioni che dovrebbero portare al bail-in o alla burden sharing.

Carlo Festa

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