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Mps, al via il processo per ostacolo alla vigilanza

Parte ufficialmente il primo processo della maxi inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena. Ieri in tribunale si è svolta la prima giornata del rito immediato che vede imputati l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex dg Antonio Vigni e l’ex responsabile finanziario Gianluca Baldassarri, accusati di ostacolo alla vigilanza relativamente a una più piccola parte del dossier sui derivati.
L’altro filone d’indagine, sull’acquisizione di Antonveneta, è stato invece chiuso a fine luglio e tra lunedì e martedì i pm chiederanno il rinvio a giudizio per 5-6 indagati (tra cui Vigni e Mussari), accusati con diversi livelli di responsabilità di ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato, per quanto riguarda l’aumento di capitale realizzato nel 2008 per poter acquistare la banca padovana dal Santander.
Ieri intanto sono state avanzate le richieste di costituzione delle parti civili: oltre alle associazioni dei consumatori e dei risparmiatori, anche Banca d’Italia e la stessa Mps. Il Monte però solo contro Baldassarri, visto che nei confronti degli altri due imputati, Mussari e Vigni, la banca ha già avviato un’azione di responsabilità civile. Durante la prossima udienza il giudice deciderà quali richieste accogliere.
L’accusa, per quanto riguarda questa prima giornata, è più precisamente l’ostacolo alla vigilanza sul prodotto finanziario realizzato da Nomura, “Alexandria”, sottoscritto da Mps prima nel 2006 e poi rinegoziato nel 2009. Per i pm Nastasi, Natalini e Grosso la rimodulazione era mirata a coprire le perdite in bilancio di centinaia di milioni provocate dal primo contratto, oltre che ad “abbellire” la contabilità in modo da permettere alla banca di distribuire dei dividendi, mentre in realtà il grande esborso di denaro effettuato da Mps per l’acquisizione di Antonveneta tra il 2008 e il 2009 (9,3 miliardi più 8 di debiti) non lo avrebbe permesso. Il risultato dell’operazione, per gli inquirenti, è stato l’occultamento di fronte a Bankitalia del cosiddetto “mandate agreement”, ovvero l’atto che collega le perdite alla nuova rinegoziazione del prodotto. Di questo, per i procuratori senesi e per il Nucleo valutario della Gdf, sarebbero appunto responsabili gli ex vertici di Mps.
Ieri mattina in aula, di fronte al collegio giudicante composto dal presidente Leonardo Grassi, Nadia Garappa e Paolo Bernardini, si è presentato solo Baldassarri. L’ex manager del Monte è ancora sottoposto agli arresti domiciliari.
I pm hanno convocato 16 testimoni, tra cui l’attuale ad del Monte Fabrizio Viola, che nell’ottobre 2012 disse di aver ritrovato il “mandate agreement” nella cassaforte di Vigni. La difesa di Mussari ha chiamato a testimoniare 23 persone, quella di Baldassarri 42 e quella di Vigni 30. Bankitalia,parte offesa del procedimento, ha chiamato 4 testimoni. L’udienza è stata rinviata al prossimo 3 ottobre. La sentenza potrebbe arrivare già a fine anno.
Ieri intanto la famiglia di David Rossi, il responsabile della comunicazione di Mps suicidatosi il 6 marzo scorso, ha comunicato di volersi opporre all’archiviazione dell’inchiesta per istigazione al suicidio. Luca Goracci, legale della vedova, ha presentato alla procura l’avocazione dell’inchiesta alla procura generale.

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