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Mps al lavoro sulla ricapitalizzazione. In arrivo un bond garantito dal Mef

Emettere subito un’obbligazione subordinata, della tipologia Tier2, per un valore di 2-300 milioni di euro circa. Sarebbe questa la strada che, secondo quanto risulta al Sole 24Ore, Mps potrebbe percorrere da subito per soddisfare le richieste patrimoniali della Bce, in vista della cessione di circa 8,1 miliardi di crediti deteriorati ad Amco.

I ragionamenti a Siena sarebbero oramai in via di finalizzazione, e probabilmente già nella riunione odierna del Cda, in cui saranno approvati i conti del semestre, potrebbero essere formalizzate le coordinate. Tutto dovrà poi essere autorizzato da Bce, che nel frattempo però sarebbe già stata sondata informalmente per un via libera preliminare. Una volta ottenuto il disco verde, si andrà sul mercato, realisticamente a settembre-ottobre, in cerca di investitori. Non è escluso che, per assicurare il buon esito dell’operazione, l’emissione sia accompagnata da una garanzia pubblica, o comunque dall’impegno del Tesoro ad intervenire con una sottoscrizione anche parziale dell’investimento.

Si vedrà oggi quali saranno le decisioni della banca controllata al 68% dal Mef. Ieri da Roma filtravano rumors che vedevano Siena beneficiaria di un intervento complessivo di ricapitalizzazione fino a 1,5 miliardi da parte del Governo nell’ambito del Decreto Agosto. Possibile che il bond Tier2 sia solo un primo tassello di un mosaico più ampio, da completare anche con altri subordinati. Qualcosa di più si capirà oggi, quando il gruppo timonato da Guido Bastianini alzerà il velo sui conti del semestre. Il capitale è del resto da sempre un osservato speciale in casa Mps. A fine marzo, il Cet 1 si attestava all’11,9% fully loaded, in calo dal 12,7% di dicembre 2019, e scenderà all’11,1% dopo il deal con Amco. A pesare è l’applicazione dei principi contabili Ifrs9 e l’erosione generata dalle perdite in conto economico. Ora si vedrà quale sarà la traiettoria del capitale, anche alla luce degli eventuali accantonamenti aggiuntivi da Covid-19. Secondo le attese, su giugno la banca potrebbe accusare una nuova pesante perdita dopo il negativo da 244 milioni dei primi tre mesi, anche per la volontà del ceo Bastianini di perseguire da subito la massima disciplina nella pulizia del portafoglio. Di positivo c’è che la Vigilanza, alla luce della pandemia, ha allentato la morsa sugli istituti: la possibilità di poter operare sotto i requisiti prudenziali potrebbe valere circa 2,3 miliardi di buffer aggiuntivo di Cet1 e Total Capital, anche se va detto che la misura è temporanea.

Dopo mesi di lavoro, il gruppo comunque è oramai pronto a finalizzare l’operazione di scissione del maxi-portafoglio di attività deteriorate: il primo dicembre ad Amco andrà un pacchetto di crediti da 8,14 miliardi di euro lordi – pari a 4,15 netti – suddiviso tra 4,8 di sofferenze (59%) e 3,3 miliardi di Utp. In questo senso il Tier2 consentirebbe a Siena di puntellare i requisiti patrimoniali colmando le perdite legate alla cessione.

Nel contempo la banca rimane al centro delle attenzioni del mercato, in vista del possibile coinvolgimento nel risiko bancario: l’uscita del Tesoro dal capitale è fissata al 2021. Assistito dall’advisor Mediobanca, l’istituto sta sondando il mercato, che però rimane freddo. Si guarda a UniCredit, BancoBpm e Bper, in particolare, che avrebbero al momento declinato.

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