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Mps al lavoro sul quorum, occhi sul Qatar

Titolo giù (-4,65%), bond subordinati sotto il valore di conversione – Interesse non solo da Doha
Parlare di ottimismo è forse eccessivo, ma ieri al termine del cda convocato a Siena si respirava un po’ più di fiducia dei giorni passati intorno alla capacità di raggiungere il quorum del 20% del capitale necessario per costituire validamente l’assemblea straordinaria di giovedì.
«Nonostante la frammentazione dell’azionariato che si è fatta piuttosto forte con le ultime operazioni di Borsa, siamo fiduciosi», ha detto un consigliere uscendo dalla banca in serata. Per il sollecito e la raccolta delle deleghe affidata a Morrow Sodali «si stanno muovendo bene», ha aggiunto. Spiegando poi che nel caso non «si raggiungesse il quorum bisognerebbe convocare un’altra assemblea a gennaio». Una soluzione estrema, questa, che però si preferisce non prendere neanche in considerazione: oltre allo smacco, sarebbe assai incerta la inevitabile trattativa da avviare con Bce e le banche del consorzio di garanzia per sterilizzare l’operazione e spostarla al 2017. Sta di fatto, si apprende, che al momento verrebbe ormai considerato certa la presenza del 16-17% del capitale, tra i soci noti, alcuni investitori esteri long only e il retail: tra oggi e domani si avrà un quadro definitivo della situazione.
Regolarmente costituita l’assemblea, si entrerà nel vivo: la presentazione e il voto sull’aumento da cinque miliardi, con il contributo determinante di alcuni anchor investors, la conversione dei bond e quindi la quota residuale per il mercato. Se ci sarà il capitale che serve, l’approvazione pare un fatto assai probabile: diversamente, la risoluzione delle banca sarà inevitabile e il bail-in non impossibile, quindi è scontato che la maggioranza approvi la manovra, unica possibilità per evitare un azzeramento quasi certo del valore delle azioni. Meno scontata, invece, la relazione del ceo Marco Morelli, e in particolare di quanto comunicherà in assemblea dei riscontri fin qui ottenuti sul mercato nell’ambito dei contatti con investitori grandi e piccoli, nonché nella trattativa con i bondholder. Il tema, come anticipato l’altroieri da Il Sole 24 Ore, è delicato e ieri se ne è parlato in cda: da un lato c’è il pressing della Vigilanza, Consob in testa, a fornire abbondanza di elementi, per “stringere” almeno in parte il mandato conferito al cda, al quale toccherà fissare la struttura dell’operazione; dall’altro, c’è la consapevolezza che quanto più si svelano i risultati del roadshow, tanto più si abbassa la tensione tra i bondholder, mossi a convertire soprattutto dal timore di una risoluzione.
I bond subordinati
Al riguardo, ieri – mentre il titolo Mps ha ceduto il 4,65% – le quotazioni delle obbligazioni subordinate Mps oggetto dell’offerta di conversione sono crollate, con gli investitori che preferiscono liquidare sul mercato i bond a valori molto più ridotti rispetto a quelli di conversione, compresi tra l’ 85% e il 100% del valore nominale dei titoli. Movimenti che in banca si ritengono fisiologici, e segno della consapevolezza della posta in palio: chi ha ancora in tasca i bond è per lo più orientato a incassare l’upside con le azioni, dunque pronto a convertire. Tanto è vero che al momento, tra il Monte e le banche del consorzio si punterebbe a raccogliere anche più del miliardo e mezzo ipotizzato nelle settimane scorse.
Il fresh
Un capitolo a parte merita il bond fresh da un miliardo, su cui – come noto – non è ancora stato rivelato il prezzo di conversione. Il motivo è nella trattativa, tutt’ora in corso, tra la banca e i possessori del titolo, in particolare la cordata di fondi guidata da Attestor: il bond – un particolare strumento subordinato convertibile in azioni – è sui libri non di Mps ma di Mitsubishi e ha un valore facciale di un miliardo. La banca punterebbe a convertirlo per meno della metà, una cifra comunque superiore all’attuale valore di mercato. Ieri a un certo punto sembrava che l’accordo fosse cosa fatta, poi si è deciso di rinviare il verdetto: si vedrà nei prossimi giorni, verosimilmente entro giovedì (oltre all’assemblea è convocata un cda). Certo dal fresh potrebbe arrivare un contributo pari ad alcune centinaia di milioni alla causa dell’aumento.
Una causa nella quale, comunque, un ruolo determinante spetterà agli anchor investor. In primo piano rimane il fondo sovrano di Doha, la Qatar investment authority, ma «potrebbe non essere l’unico», ha detto ieri il consigliere, che ha chiesto di non essere citato. «Ci sono diversi contatti, ci sono interessi concreti, nonostante la confusione legata al referendum» del 4 dicembre, ha aggiunto. Come noto, il road show di Marco Morelli, insieme a Guido Nola di Jp Morgan e Francesco Canzonieri di Mediobanca ha coinvolto fondi sovrani, hedge fund e e istituzionali, con contatti con oltre 300 potenziali partner. Dopodomani, appunto, se ne potrebbe conoscere l’esito.

Luca Davi
Marco Ferrando

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