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Mps, al compratore dote da 3,6 miliardi Il peso delle cause

Chi si fonderà con Mps potrà beneficiare di un «patrimonio inespresso» di 3,6 miliardi (in termine tecnico «Dta», attività per imposte differite), ovvero crediti fiscali legati alle enormi perdite della banca senese. È uno dei punti forti del dossier Mps portato avanti dal Tesoro, socio al 68%, dall’advisor Mediobanca e dallo stesso ceo dell’istituto, Guido Bastianini. «In una struttura più ampia in grado di conseguire una redditività adeguata non sono cifre perse ma recuperabili», ha detto ieri il banchiere alla Commissione Banche presieduta da Carla Ruocco (M5S). Bastianini non ha fatto nomi — «il management non viene coinvolto» dal Mef — ma tra i possibili soggetti aggregatori, oltre a Unicredit, ci sarebbe il Banco Bpm (oltre a Bper e alla francese Credit Agricole). Anche con l’istituto guidato da Giuseppe Castagna — secondo più fonti — il Tesoro avrebbe effettuato sondaggi per un’eventuale operazione su Mps. Il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha sempre escluso operazioni straordinarie, anche in tempi recenti. Ma di fronte alla «assoluta neutralità» dal punto di vista del capitale, e magari una dote per i rischi legali, potrebbe sedersi al tavolo.

Su Mps pesano anche 5 miliardi di cause in corso e altri 4,8 di cause minacciate, di cui una da 3 miliardi da Fondazione Mps. «Abbiamo ottimi argomenti per contrastare le loro richieste», ha detto Bastianini. Un’eventuale assoluzione degli ex vertici Fabrizio Viola e Alessandro Profumo nel processo a Milano sulle operazioni Santorini e Alexandria alleggerirebbe le richieste di danni. In ogni caso il boccone Mps è pesante: per gli analisti di Equita una fusione Unicredit-Mps richiederebbe 4 miliardi di capitale al netto dei rischi legali. Anche perché ci sarà da coprire circa 800 milioni di patrimonio che la Bce ha richiesto, con bond ad alto rischio («At1») da far sottoscrivere per il 30% almeno a privati, per chiudere la «fondamentale» cessione di 8,1 miliardi di npl ad Amco (operazione «Hydra») entro l’anno.

«Non sarà tollerato un bagno di sangue sul tema occupazionale», avverte il leader Fabi, Lando Sileoni. Mentre i Cinquestelle puntano a tenere pubblica Mps: il sottosegretario al Tesoro Alessio Villarosa ha chiesto che si decida «in un consesso di maggioranza e con i giusti tempi». Mps lavora intanto a un nuovo piano «stand alone», anche perché non è escluso che il governo chieda a Bruxelles una proroga a fine 2022 della cessione. Mps prosegue inoltre nell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, di cui fu tra i primi firmatari un anno fa.

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