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Mps e aiuti a banche confronto Italia-Ue alla stretta finale

 Oggi parte il confronto, in seno all’Eurogruppo e all’Ecofin; una due giorni di intensi approfondimenti – ma non di decisioni – sulle procedure per mettere in sicurezza le banche italiane (in primis Mps, anche se nessuno lo ha mai citato nelle dichiarazioni ufficiali). Il tema non è formalmente in agenda e anzi Bruxelles sottolinea con forza che la situazione delle banche non è in discussione: i ministri delle Finanze si vedono per fare il punto sulle conseguenze di Brexit.
Ma l’occasione è troppo importante per non sondare gli spazi di mediazione e il compromesso possibile con la Commissione. L’obiettivo è di sfruttare tutta la flessibilità prevista nella direttiva Brrd (sulle banche e il bail in). Quindi, intervento «precauzionale e temporaneo» da parte dello Stato nel capitale delle banche in difficoltà, però solvibili. Nello stesso tempo l’Italia, invocando ragioni di stabilità finanziaria, punta alla sospensione o almeno all’attenuazione del cosiddetto
burden sharing, cioè la condivisione degli oneri di risoluzione. L’Italia è ben avviata nel negoziato sul primo punto, l’intervento a sostegno di un aumento di capitale che potrebbe rendersi necessario per il Montepaschi: tra l’altro, la possibilità che la banca esca malconcia dagli stress test che verranno comunicati a fine mese è quasi una certezza. Da parte di Bruxelles potrebbe esserci buona disponibilità anche a sospendere il coinvolgimento degli risparmiatori nella procedura di
burden sharing (che scatta con l’intervento dello Stato nel capitale della banca) per quanto riguarda i sottoscrittori di bond subordinati (i bond senior sono al sicuro). Però l’Italia vorrebbe mettere al riparo dalla procedura anche gli istituzionali che hanno in mano i bond subordinati del Montepaschi ma da questo punto di vista la Commissione finora sembra rigida. Sul tema è alta l’attenzione anche del mondo politico italiano. «Mps potrebbe scatenare una nuova crisi finanziaria globale » silegge su un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo e firmato “M5s Parlamento”.
Siena ha bond subordinati per 5 miliardi, di cui il 65% in mano ai privati (tra cui tutto allo sportello, in tagli da mille euro, il maxi- bond da 2,1 miliardi emesso in occasione dell’acquisizione di Antonveneta). L’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, ha detto di puntare ad una soluzione definitiva dei problemi: la montagna di prestiti in difficoltà, che ha visto scendere in campo la Bce e chiedere l’alleggerimento di 10 miliardi di sofferenze in tre anni. Viola punta a far prima (e forse di più), per mettere la parola fine alle incertezze che hanno portato gli investitori a bersagliare il titolo di vendite. E’ probabile tuttavia che prima di un paio di settimane non si riesca ad arrivare ad una soluzione, che potrebbe vedere la cessione dei portafogli di crediti deteriorati (Npl) ad Atlante, oppure la creazione di una bad bank. In questo secondo caso gli azionisti attuali potrebbero beneficiare di eventuali recuperi sui crediti ma in entrambi il mercato scommette sulla necessità di un aumento di capitale. Potrebbe intervenire lo Stato, per la parte che non venisse sottoscritta dagli investitori, in base alle ricapitalizzazioni precauzionali previste da Bruxelles quando si tema che una banca non superi bene gli stress test.
A questo punto il nodo principale – anche se non unico – è il trattamento di chi ha in mano le obbligazioni subordinate. Due giorni fa il premier Matteo Renzi ha detto di avere «il pieno supporto dei partner europei». La prima cartina di tornasole è proprio nelle riunioni, di oggi e domani, tra i ministri delle Finanze Ue.
Vittoria Puledda
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