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Mps accelera i tagli. Il rebus dei tassi sul bond del Tesoro

MILANO — Il risanamento di Mps va «accelerato» perché la crisi dell’economia è peggiore delle stime, già prudenti, della banca inserite nel piano di rilancio. L’annuncio di Fabrizio Viola, amministratore delegato del gruppo a commento dei 47,4 milioni di perdita nel terzo trimestre (quando gli analisti si attendevano conti in utile) mostra quanto sia in tensione la situazione per l’istituto presieduto da Alessandro Profumo. E lo è anche per l’incertezza sulla partita più importante, quella sui Tremonti bond (o Monti bond), cioè i 3,4 miliardi di aiuto di Stato per rispettare i livelli fissati dall’Autorità bancaria Ue (Eba).
Il bond sarà emesso entro l’anno, ha chiarito la banca, ma resta una divergenza tra Tesoro e Commissione europea su come remunerare i bond: se passasse la linea restrittiva della Ue il Tesoro potrebbe ritrovarsi con in mano oltre il 13% di Mps. Il decreto del governo prevede che se mancassero gli utili — molto probabile per il 2012 — la cedola sarà pagata in azioni valutate al patrimonio netto; la Ue pretende invece che si valutino a prezzi di mercato, molto più bassi e dunque con una diluizione pesante dei soci. In più Mps sta ancora trattando col Tesoro gli interessi: oggi gli 1,9 miliardi di Tremonti bond esistenti pagano il 9%, e la cedola dei nuovi non dovrebbe essere molto diversa.
Questi due temi ieri hanno dominato sul mercato e il titolo è crollato del 5,1% a 0,20 euro. Nei nove mesi dell’anno la perdita è di 1,66 miliardi, in gran parte per la maxisvalutazioni di giugno (1,53 miliardi). La pressione sul risanamento deriva anche dalla continua erosione dei margini, cioè dal calo di redditività legato in particolare ai tassi d’interesse (Euribor) sempre più bassi: a fronte di ricavi stabili a 4,18 miliardi (+0,7%) il margine di interesse è sceso dell’8,2%, mentre sono risultate in parità le commissioni nette a 1,25 miliardi grazie all’avvio del piano industriale. «È stato il trimestre più difficile per tutti, economia e sistema bancario», ha commentato Viola. E per il quarto trimestre le attese sono per un margine di interesse «piatto», ha spiegato il direttore finanziario Bernardo Mingrone. La crisi ha pesato anche sulle rettifiche nette per i crediti deteriorati, saliti a 1,3 miliardi (+56% dall’anno scorso). Il totale dei crediti dubbi ora è 17 miliardi netti su 145 miliardi di finanziamenti ai clienti. Tutto ciò, a fronte di costi stabili a 2,49 miliardi. Un fronte, quest’ultimo sul quale Viola vuole incidere più rapidamente. Per questo ieri ha invitato i sindacati — con i quali la trattativa sugli esuberi è interrotta da tempo — a ritrovare un accordo: «Ho chiesto un incontro perché volevo cercare di condividere la delicatezza della situazione e la necessità di fare presto». Intanto ha razionalizzato la rete riducendo da 11 a 8 le aree regionali; entro l’anno lasceranno il gruppo 70 dirigenti sui 100 previsti, e accelererà la chiusura di 400 sportelli. Tra gli altri segnali positivi, Mps ha registrato 3 miliardi di raccolta in più, 12.600 nuovi clienti e un miglioramento di 1 miliardo sui 37 totali di valore dei Btp, grazie al recupero dello spread.

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